martedì 4 agosto 2009

......era Cuba


Aveva vissuto la sua vita trascinandosi da una donna a un’altra, da una realtà a un’immagine, da un dipinto a una foto, a un manifesto, da una giovane donna a un fotogramma di un film, da una donna autoritaria a una donna fragile, da una donna allegra a una malata. Innamorandosi e disinnamorandosi, così senza un attimo di pace, alla ricerca della perfezione o della perversione. Spesso si domandava il perché e cercava l’origine nella sua gioventù. Forse una risposta stava nelle miriadi d’immagini, storie, fantasie, paure e insicurezze. Oppure era in uno specchio che rifletteva la sua immagine maschile che si trasformava in femminile nella fantasia della scoperta. Forse la responsabilità era stata del padre o forse della madre. Forse l’origine era nel passato, nelle sue precedenti vite non vissute. Erano i particolari che non riusciva a cogliere. Cos’era stata Cuba per lui, si domandava, certo non la rivoluzione. Anche di lei si era innamorato come se fosse stata una bella donna dalle labbra rosse, come quella di uno spot pubblicitario per l’Havana Club. Cuba era la solitudine, il sudore, una camicia bianca e un panama. Era la sottoveste di una donna che ballava sopra un tavolo per lui. Cuba era un sogno da abbandonare o su cui scherzare. Scese da cavallo e guardò il vecchio negli occhi e capì che quella era Cuba e sorrise.
Il fotografo scattò l’immagine, ma non lo vide, lui non era lì. Rimontò a cavallo, si aggiustò il cappello, si mise in bocca un sigaro, lo accese e ritornò da dove era venuto.

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