mercoledì 5 agosto 2009

Il gusto cattivo del sigaro



Cavalcò per tutto il giorno, il sigaro spento in bocca e si dimenticò di tornare da dove era venuto. Gli occhi storti del vecchio gli erano rimasti impressi e il suo sguardo gli aveva confuso la mente. Dove guardava quell’uomo? si domandò e continuò a muoversi per le strade dell’Avana finché giunse al cimitero. Scese da cavallo e il cappello gli cadde a terra. Guardò Vicky con uno sguardo divertito, lo raccolse lasciandogli scivolare sopra la polvere. La cavalla rispose al suo sguardo con disappunto.
Entrò nel cimitero e si mise a camminare tra le tombe. Il sigaro era sempre più umido tra le sue labbra e lasciava un cattivo sapore in bocca. Non gli era mai piaciuto fumare soprattutto sigari. Trovò un cestino dei rifiuti e lo gettò disgustato. Alzò lo sguardo e vide la vecchia venirgli incontro. Il silenzio metteva in risalto il suo passo strascicato. Si fermò a guardarla. Avrebbe voluto dirle molte cose, ma lei non avrebbe potuto sentirlo ed era meglio così. Infatti, quante parole prive di profondità aveva già ascoltato quella donna. Troppe parole, frasi di uomini che non si erano posti il problema di interpretare ciò che avevano sentito, letto, ascoltato e studiato. Parole di uomini che non avevano colto il valore profondo della parola “libertà”. Così quegli uomini convinti delle loro idee avevano insistito su cose che non avevano capito e non avrebbero mai compreso. Uomini che avevano al posto del cervello pietre. Pietre dove, come uno stillicidio inutile, erano cadute le parole dei saggi. La donna lo superò senza vederlo e si allontanò con i suoi ricordi tra le tombe bianche che riflettevano il calore del sole.

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