giovedì 11 giugno 2009

Excalibur tra il ghiaccio

Il Cavaliere s’inginocchiò e guardò attraverso la lente di ghiaccio. Vide e sentì le fate, gli elfi e i maghi in difficoltà. Laggiù, tra i popoli guerrieri, li vide correre a nascondersi. Eppure qualcuno teneva alto il suo arco di felicità, la sua spada luminosa, la sua magica sapienza. «La libertà non è un’utopia», pensò il Cavaliere «ma per raggiungerla bisogna abbandonare se stessi» si alzò di scatto e urlò «Libertà» si chinò di nuovo e il suo pugno guantato spezzò la lastra di ghiaccio. Da quella fessura uscì una mano delicata come un fiore azzurro come acqua. La mano tese verso di lui una spada luminosa come i raggi del sole, e tutte le fate, tutti gli elfi, tutti i maghi videro “Excalibur”. Il Cavaliere la impugnò, un canto intenso spezzò il silenzio, il ghiaccio si aprì di più e la Dama del Lago liberata dal peso della spada si alzò in volo e scomparve verso sud. Angelo corse incontro al Cavaliere stringendo nella sua potente bocca un fodero d’argento, l’uomo con un sorriso di gratitudine lo prese e v’infilò Excalibur. Gli occhi del cane erano tesi verso l’uomo avvolto nel suo spesso mantello. «E’ tempo di andare» disse il Cavaliere. La slitta riprese il suo cammino, verso sud a rincorrere la Dama del Lago.

Nessun commento: