lunedì 4 maggio 2009

La Dama della Fontana

La slitta correva veloce. Il Cavaliere voleva trovare il cespuglio di biancospino (Crataegus monogyna), la “prigione” del Mago Merlino. I pattini della slitta non trovavano resistenza, la volgarità del mondo rendeva liscio e spesso il ghiaccio. Nel silenzio il Cavaliere percepiva ancora il dolore dei punti dove l’elmo si era appoggiato e pensava alla Fata del Lago, ricordava la sua slitta simile a un cigno e il bianco dei suoi sei aski che si confondeva col ghiaccio e brillava nell’oscurità. La Fata del Lago, lei avrebbe potuto dirgli dove si trovava il cespuglio di biancospino, ma non aveva avuto tempo di parlarle. Eppure qualche cosa sentiva, la sua voce, un suono «Salve guerriero, non trascurare le esigenze del mondo della normalità, ricordati di Sir Ivano. Non dimenticare i racconti della vita sociale dei cavalieri della Tavola Rotonda. Ricordati che Ivano quando penetrò la sorgente e fonte ultima, rinunciò alla lunghezza e all’ampiezza del fiume della vita, volgendo completamente le spalle alla sfera dei suoi rapporti personali e alle occupazioni di quella che era la cavalleria del suo tempo. Ricordati di non perdere i misteri dell’interiorità assoluta. Evita la Dama della Fontana, lei conosce il luogo del Biancospino ma può trasformarti nel Cavaliere Nero colui che perde la memoria e s’illude di essere il cavaliere eletto. Sotto la crosta di ghiaccio ci sono molti che pensano di essere i cavalieri eletti e sono tutti prigionieri della follia». Niniane volava in alto, sopra il cielo azzurro, sopra le stelle e ascoltava la voce della Fata del Lago nella mente del Cavaliere, intanto stringeva tra le sue mani affusolate l’elmo del Cavaliere e sorrideva a Merlino che dal cespuglio, nascosto in un fiore, toccava con un dito i raggi del Sole.

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