giovedì 30 aprile 2009

Credo di essere leggermente arrabbiato!

Abbiamo ospedali, sale operatorie moderne, medici, infermieri, ho visto tutto questo recentemente e sono rimasto stupito. Abbiamo scuole, buoni maestri. Abbiamo comuni, strade asfaltate. Treni ad alta velocità. Abbiamo pompieri, vigili urbani, polizia, anche un esercito. Abbiamo tante altre cose buone, alcune funzionano e ci sollevano la vita. Altre meno, ma il motivo è che pochi contribuiscono per tutti, quelli che stendono o “sono costretti” a fare la dichiarazione dei redditi vera! Gli altri ne usufruiscono e si sentono a posto, a volte osano anche lamentarsi. Questo unito al malaffare è il vero motivo del cattivo funzionamento di molte cose. Anche noi siamo responsabili, chi più, chi meno e dovremmo sentirci in colpa perché questo significa non rispettare il nostro prossimo. A che serve avere una religione quando non si rispetta la vera religione che è il rispetto nei confronti della collettività?

lunedì 27 aprile 2009

La battaglia del raggio azzurro


«La vita è una favola meravigliosa, purtroppo ci dimentichiamo di saperlo, per questo il Mondo è ricoperto da una crosta di ghiaccio», questo pensava il Cavaliere mentre la sua slitta correva verso la porta luminosa del regno del raggio Gamma. La slitta del cavaliere passò in un soffio la porta misteriosa. Niniane vide il suo mantello svolazzante e lo scudo d’argento alzato in alto illuminato dalla luna e dalle stelle. Oltre la porta si aprì un ampio spazio, e il Cavaliere vide venti guerrieri con mantelli verdi che gli sorrisero e subito si coprirono il volto con maschere dello stesso colore. Fu un attimo e i loro occhi lanciarono lame di luce azzurra in tutte le direzioni. Erano gli Elfi del Lago, a loro spettava il compito di circoscrivere l’azione del male entro i quattro punti cardinali. Angelo era quasi invisibile, così come gli altri undici cani. Si sentiva un sottile suono, un sibilo. Si vedeva solo un’immensa ala bianca e dodici vele candide gonfiate dal vento. Il raggio azzurro invisibile penetrò dolcemente nell’elmo trasparente e una forza sconosciuta rese invisibile il Cavaliere, lo scudo roteava solitario nell’aria cupa e oscura e allontanava con forza e con fendenti laterali il male oscuro. L’Ombra intanto, distratta dalla Fata del Lago, la inseguiva. I sei aski bianchi tiravano leggeri la slitta della Fata, a un tratto, improvvisamente, si sollevarono da terra, la slitta fece il “giro della morte”. La Fata del Lago era di fronte all’Ombra, il suo scudo d’argento divenne d’oro e un suono acuto colpì l’essere immortale che fu risucchiato dal ghiaccio eterno. L’Ombra sarebbe tornata, ma per quella volta, sarebbe stato troppo tardi per attaccare il Cavaliere. La battaglia era finita. Niniane sollevò la slitta del Cavaliere con i sui veli e prese con la sua mano destra, delicatamente, la slitta della Fata del Lago, che spossata dal combattimento si era lasciata scivolare sul dorso dei suoi cani che correndo la stavano cullando dolcemente. Niniane tolse l’elmo al Cavaliere che provò un dolore intenso e si addormentò tra le sue braccia. «Ciao guerriero» disse la Fata del Lago, che era tornata in sé, togliendosi l’elmo e lasciando brillare la sua bellissima testa rasata alla luce della luna. A lei Niniane disse «Vai!» e la slitta della Fata del Lago sparì veloce all’orizzonte.

Dave Electric "Still Rocking" elettricità pura!

Dave Electric, mai visto dal vivo? Peccato! Comunque è fantastico ascoltarlo anche seduti in salotto ed anche in situazioni particolari, vedete voi quali. Questo suo ultimo lavoro è veramente imperdibile. Dave è accompagnato da ottimi musicisti - Giorgio Cocilovo, Lele Melotti, Lorenzo Poli - ma è la sua voce, fluida, pulita, equilibratamente aggressiva che rende ricca l'interpretazione di brani come "The Message", "Lucille", "Shame, Shame, Shame" e altri non meno famosi. Chi ama il rock e vuole dimenticare il peso di una giornata faticosa, corra a cercare questo CD imperdibile!

sabato 25 aprile 2009

Gamma

La luna illuminava la distesa di ghiaccio e metteva in risalto i profili delle montagne, i ghiacciai eterni brillavano di una luce fredda e metallica. Il Cavaliere fermò la slitta con una leggera pressione dei pollici sulle redini, tolse lo scudo d’argento e lo appoggiò delicatamente a terra. La fata arrivò leggera, invisibile, nelle sue mani stringeva l’elmo. Un elmo trasparente sostenuto da una struttura di metallo sconosciuto. Delicatamente l’elmo si posò sul Capo del Cavaliere adattandosi perfettamente e integrandosi con la sua testa. Il Cavaliere percepì un leggero dolore e si sentì mancare, Niniane lo toccò con le sue mani luminose e tutto passò. Ora l’armatura del Cavaliere era perfetta e pronta a ricevere il raggio azzurro e respingere il male che sarebbe ruotato intorno a lui con la malefica intenzione di interrompere per sempre la ricerca del Sacro Graal. Angelo corse dal Cavaliere e gli leccò le mani, la sua amicizia era immensa e gli scaldò il cuore. Ora era pronto, riprese lo scudo e si avvolse nel suo mantello. Vide arrivare una ragazza armata come lui, era molto giovane ma con uno sguardo maturo e determinato, guidava una slitta trainata da sei splendidi aski bianchi, anche lei indossava il casco che lasciava vedere il taglio rasato dei suoi capelli neri. Era la Fata del Lago, lei era la guida, colei che conosceva la strada da seguire e che avrebbe distratto lo sguardo dell’Ombra. «Salve guerriero» le disse il Cavaliere e lei sorridendo gli rispose «salve» e lanciò la sua slitta verso la gola, verso il passaggio a nord-ovest, verso il regno del raggio gamma - 60Co, sintetico, 5,2714 anni, β-, 2,824, 60Ni -, verso l’ignoto della porta luminosa che si aprì al suo arrivo, mentre in alto brillavano nel blu, le stelle. Niniane diede una spinta poderosa alla slitta del Cavaliere che seguì con un lampo accecante la Fata del Lago.

mercoledì 22 aprile 2009

Oltre il ghiaccio

Il Cavaliere disse ad Angelo, che lo guardava tenendo il collo storto «Domani mattina il raggio azzurro, come la punta acuminata di una katana, ci colpirà con la precisione di un bisturi e scopriremo il senso di un attimo di eternità». Il cane sorrise con gli occhi e mosse la sua lunga coda nell’aria, con un salto piroettò su se stesso e veloce ritornò alla guida. Si voltò, guardò il suo amico Cavaliere e lanciando uno sguardo d’intesa agli altri cani e partì come un razzo. La slitta si sollevò e Niniane la sostenne nell’aria. La crosta di ghiaccio si aprì, per un attimo, e sotto, tra i muri delle città, il Cavaliere vide i suoi amici liberi di guardare oltre il ghiaccio della non conoscenza e li salutò sollevando la sua mano destra. Il ghiaccio si richiuse sopra le città. Il Cavaliere prese lo scudo d’argento e lo legò al braccio sinistro e ordinò alla slitta, con le redini strette nella mano destra, di scendere. Niniane toccò con le sue lunghe mani affusolate lo scudo e lasciando scivolare su di esso i veli impalpabili delle sue vesti, tornò da Merlino.

martedì 21 aprile 2009

Jeff Beck performing this week...

Jeff Beck è il più grande chitarrista del mondo dopo Jim Douval e il suo ultimo lavoro, credetemi, non è da perdere. La sua chitarra non suona, parla, dialoga con voi e vi prende fino nel fondo dei vostri pensieri e delle vostre - perdonatemi - budella. Questo si che è suonare la chitarra!

lunedì 20 aprile 2009

Capovolgimento storico?

Allora sembra che i pirati siano quelli della Buccaneer, rimorchiatore italiano e non fuorilegge somali. Il nome della nave si adatterebbe benissimo. Comunque non ci sarebbe da stupirsi siamo pieni di pirati feroci in questo paese e non ditemi che sono pessimista. Piuttosto guardatevi alle spalle, i bucanieri originariamente erano banditi che agivano a terra.

Testo di C.A. Tosi

venerdì 17 aprile 2009

Il raggio azzurro

Mentre correva sulla distesa ghiacciata, il Cavaliere pensava «non mancano molti giorni, il raggio ci dovrebbe colpirci tra cinque giorni, è un raggio azzurro intenso. Solo Merlino conosce la sua essenza, anche Niniane non possiede questa conoscenza. Il Mago le ha confidato tutto, tranne ciò da cui proviene l’origine dei pericoli. Vai Angelo, vai, sino a quel giorno non corriamo nessun pericolo. Corri la crosta di questo mondo ghiacciato è tutta nostra. Corri, solo il raggio azzurro può fermare la nostra ricerca del Sacro Graal, la Verità della Gerusalemme Celeste. Vola oltre le macerie dei miei pensieri, vola oltre il male più oscuro. Fuggi all’Ombra che si è allontanata, ma non smette di inseguirci. Sotto questo ghiaccio si nasconde tutto il mondo, tutto il dolore, tutto l’orrore degli uomini» e poi urlò con tutta la forza che aveva in corpo «VOOOLAAAA aaaaa Angelo mio!». I pattini della slitta ricambiarono l’urlo con un fischio acuto in La minore e il ghiaccio si fuse sotto di loro. Niniane si coprì gli occhi con il braccio destro e si lasciò scivolare nei raggi della luna, mentre la slitta spariva in una scia di ghiaccio frantumato.

Il Piemonte contro i pirati del Mar Rosso

Contro i pirati del Mar Rosso. Lo spavento degli abitanti di Medy per il bombardamento del Piemonte (Disegno di C. Linzaghi). «Il Secolo illustrato» n. 670, 16 novembre 1902.

A proposito di pirati, ecco la storia di uno scontro con questi fuorilegge agli inizi del secolo scorso.

Il comandante dell’incrociatore Piemonte, il capitano Arnone, che si trovava al largo del Mar Rosso, sbarcò dalla sua nave, il 28 ottobre 1902, il tenente Filippo Camperio con un consistente drappello di marinai e l’ordine di impedire la fuga di alcuni capi pirati che, con molti sambuchi - grosse imbarcazioni armate a vele latine originarie del nord Africa - si erano nascosti in una canale della Baia di Medy. Il tenente con i sui marinai, sempre utilizzando dei sambuchi, si inoltrò nel canale e fu accolto a fucilate dai pirati che uccisero due marinai e ne ferirono uno. Il Camperio in risposta fece fuoco con i cannoni che aveva a disposizione e disperse i pirati, distruggendo molte delle loro imbarcazioni. A seguito di questo, il comandante del Piemonte mandò un ultimatum alle autorità di Medy che intimava la consegna dei pirati rifugiati nel loro villaggio. Le autorità tergiversarono, in risposta il comandante ordinò che i cannoni del Piemonte aprissero il fuoco.
Il governo turco, che inizialmente parve irritato per questo bombardamento, in seguito promise di aiutare l’Italia nella repressione della pirateria nel Mar Rosso. Il redattore dell’articolo apparso su «Il Secolo illustrato» chiuse in modo ironico il suo articolo: «Soltanto sembra intenda farlo mandando sul luogo delle navi….che non possono navigare!».
La situazione restò irrisolta, infatti ancora nel 1904 per il Sultano turco, i pirati del Mar Rosso restavano un problema molto grave.
Note

Filippo Camperio (1873-1945). A dieci anni fu ammesso nel Collegio militare di S. Celso a Milano, dove rimase fino al 1886. Nel settembre-ottobre 1888 fu ammesso all'Accademia navale di Livorno, da dove uscì con il grado di guardiamarina. Nel 1897 divenne sottotenente e tenente l'anno successivo. Con questo grado partecipò dell'apertura del Canale di Kiel e a bordo della nave "Elba" alla campagna del 1898-1900. A bordo del "Piemonte", si batté nella guerriglia contro i pirati lungo la costa arabica del Mar Rosso e fu decorato con medaglia d'argento al valore per aver salvato, nell'ottobre 1902, i suoi 4 "sambuchi" dall'assalto dei pirati concentrati nella Baia di Medy. Concluse la sua carriera con il grado di Ammiraglio. (Cfr. http://www.lombardiastorica.it/). Camperio scrisse un’opera dedicata ad una sua esperienza militare in Manciuria. Vd. F. CAMPERIO, Al campo russo in Manciuria, note di un marinaio, Milano, Tecnografica, 1907.
L’incisione del cannoneggiamento del Piemonte fu eseguita sulla base di una illustrazione di Carlo Linzaghi, artista conosciuto soprattutto per aver illustrato libri d’avventura tra cui alcuni romanzi di Emilio Salgari come: Le Tigri di Mompracem, I pescatori di Trepang, I solitari dell’Oceano e la Vita di Felice Cavallotti: narrata al popolo di Giovanni Crotta.

Ricerca storica e testo di : Carlo Angelo Tosi

giovedì 16 aprile 2009

Perché i morti non siano morti inutilmente

Probabilmente, in un paese soggetto a terremoti: le case, le scuole, i municipi, le palestre, le università, le chiese i teatri, i cinema e gli stadi sono stati costruiti con fondamenta troppo fragili. Si ha quasi l’impressione che le costruzioni medievali siano più resistenti. Forse c’è chi doveva e oggi deve impegnarsi a controllare e sanare la situazione. Ci vorrà del tempo, certo, l’importante è iniziare seriamente. Noi abbiamo due soluzioni o chiedere aiuto agli Angeli o aumentare la nostra soglia d'attenzione. Cercare i peccati e i peccatori non serve, è tempo perso. Ogni mattina dovremmo svegliarci con una nuova ipotesi d’azione pacifica e non violenta per non dimenticare e soprattutto per non far dimenticare. Facciamo qualche cosa perché i morti non siano morti invano. Come credente propongo a tutti i credenti, di qualsiasiu religione, che nelle funzioni settimanali venga dedicata sempre una preghiera che ricordi a tutti che abbiamo un problema da risolvere. Oggi sappiamo e quindi saremo tutti responsabili, non sarà più possibile prendersela con i governanti!

Verso la città irraggiungibile

Il Cavaliere si sedette sulla slitta, Angelo si acquattò al suo fianco. Il vento soffiava gelido, ma il Cavaliere era insensibile, tolse il cappuccio dalla testa e i suoi capelli spruzzati di neve volarono nel vento. Lentamente liberò le mani dai pesanti guanti ed estrasse dalla tasca interna della sua giubba un foglio sgualcito. Pensò «ognuno è quello che è ed è difficile cambiare, ma può riflettere e cercare la verità in se stesso, questo senza mai negare la libertà di pensiero al suo prossimo» e lesse per l’ennesima volta lo scritto del suo Amico Alessandro.
Il gelo era intenso, il futuro incerto, ma il cuore del Cavaliere si scaldò dopo la lettura e riprese coraggio. Si alzò, tolse i calzini dalle zampe dei suoi amici e li legò ai finimenti. Angelo corse al suo posto, in testa e abilmente, senza aiuto, si sistemò.
Il Cavaliere pensò «La vita è magica e solo nel dolore e nel timore di perderla è possibile scoprirla». La slitta fece un sobbalzo liberando i pattini dal ghiaccio e volò dritta verso Nord. Verso la magia della Verità, verso il Sacro Graal, verso la Libertà. Niniane lo guardò sparire all’orizzonte, verso la città irraggiungibile di Gerusalemme, verso la città di tutti.

mercoledì 15 aprile 2009

Niniane rincorre Lino

Niniane si mise a rincorrere Lino. Il fotografo si voltò e lasciò cadere la macchina che rimase sospesa al suo collo, dondolando. Fu in quell’attimo che pensò «L’India è un’illusione mutevole e inafferrabile. Surreale come la fata Morgana e ora lei, Niniane, mi sta rincorrendo, proprio lei che come l’India è lo specchio delle fantasie, delle contraddizioni, dei sogni, dei desideri, delle cupidigie degli occidentali. L’India è un sogno senza fine e i suoi echi si moltiplicano senza fine, così ci si perde come nella profondità degli occhi di Niniane». La Fata delle fate si fermò e lo guardò negli occhi, poi lo abbracciò e gli disse «Ti porto i saluti del Cavaliere della Slitta». Lino sentì il vento del nord e ritornò nel suo viaggio, tra la gente che amava. Guardò camminare quegli uomini e quelle donne nella polvere e nel profumo di quei luoghi, che non avrebbe mai più dimenticati. Ogni viaggio è indimenticabile, ogni uomo è un fratello. Aprì l’armadio, prese la sua macchina fotografica e iniziò a pulirla come fosse la lampada di Aladino. Niniane lo accarezzò sui capelli e si allontanò in silenzio.

Testo di Lino e Lodovico

Risurrezione

E’ difficile parlare di risurrezione, una parola che può aprire o chiudere qualsiasi dialogo.
Riflettendo su questo tema, spesso mi domando se la fede non sia più concreta, più vicina e più raggiungibile di quanto non pensi.
Avvicinarsi alla verità è un dono di Dio, che penso sia elargito solo a uomini che hanno raggiunto un’assoluta padronanza di se stessi e che sanno allontanarsi dalle passioni o che le controllano con la ragione e con un’intelligenza viva e felice. Purtroppo non sono uno di questi e allora mi accontento di capire ciò che per me è comprensibile.
L’altro giorno scartabellando tra i miei appunti, con l’intenzione di buttarne qualcuno nel cestino, mi è venuto in mano un foglio con uno scritto del mio Amico Alessandro. L’ho steso bene sulla scrivania e l’ho riletto con attenzione. Per me, che penso che il «mondo a venire» esista già nel presente, questa rilettura è stata di grande consolazione e forse può esserlo anche per molti altri, per questo ho deciso di pubblicare lo scritto su questo blog. Il testo è una riflessione sulla risurrezione di Gesù.

«La risurrezione di Gesù è l’evento che sta alla base di tutto il cristianesimo: senza di essa la nostra fede è «vana» (cfr. 1Cor 15,14). Purtroppo però lungo i secoli si è creata una forte tendenza a considerarla in chiave apologetica come la prova per eccellenza della divinità di Cristo, e di conseguenza come un fatto oggettivo e dimostrabile sul piano storico. Su questa linea si colloca forse già il dettaglio secondo cui Gesù risorto mangia con i suoi discepoli (cfr. Lc 24,43) o di Tommaso che è invitato a mettere il dito nel luogo dei chiodi (Gv 20,27). Questo approccio oggi è contestato da più parti perché è chiaro che i racconti evangelici, per il loro carattere ingenuo e leggendario, attestano non tanto il fatto della risurrezione, quanto piuttosto la fede dei primi cristiani. Credere nella risurrezione non vuol dire accettare come attendibile un racconto storicamente non dimostrabile, ma piuttosto partecipare alla fede della prima comunità.

La risurrezione di Gesù, in quanto oggetto di fede, si coglie all’interno della fede di Israele nella risurrezione finale dei giusti. Questo punto viene tematizzato solo circa un secolo e mezzo prima di Cristo per rispondere alla domanda circa la sorte finale dei giusti: quando Dio instaurerà il suo regno alla fine dei tempi, anche i giusti, che hanno dato la loro vita perché questo evento si realizzasse, usciranno dallo she’ol, il regno dei morti, per partecipare alla felicità del loro popolo. Anche i primi cristiani condividevano questa fede. Essi però credevano che il regno di Dio, la cui venuta costituiva il punto centrale della predicazione di Gesù, fosse già stato inaugurato dalla sua morte in croce. Per loro egli non aveva solo annunziato la venuta imminente del regno di Dio, ma lo aveva anticipato nei segni da lui compiuti, nelle guarigioni, nel perdono dei peccati, nelle beatitudini. Proprio in vista del regno di Dio egli si era opposto a tutti i poteri che rendevano schiavo l’uomo e aveva dichiarato l’uguaglianza di tutti in quanto figli di Dio. Per questo era stato perseguitato, come tutti i profeti prima di lui, era stato tradito dai suoi connazionali e messo a morte dal potere romano. In tal modo egli era diventato il rappresentante di tutta un’umanità discriminata e oppressa. Siccome egli era stato ucciso proprio per le implicazioni religiose, sociali e politiche del suo messaggio, i discepoli hanno creduto che egli fosse risorto per inaugurare la risurrezione finale di tutti i giusti che avrebbe contrassegnato la venuta del regno di Dio alla fine dei tempi.

Proclamando la risurrezione di Gesù, i primi cristiani hanno fatto un gesto di grandissima fede nel Dio dell’esodo e della liberazione di Israele, affermando che Dio non è dalla parte dei potenti di questo mondo, ma degli ultimi ai quali ha promesso per primi il suo regno: «i primi saranno gli ultimi e gli ultimi i primi». Essi erano convinti che, in forza della sua risurrezione, Gesù non era tornato a vivere su questa terra, ma era entrato in una dimensione nuova, in stretta unione con il Padre, e un giorno sarebbe venuto a stabilire definitivamente il suo regno.

Per noi oggi è difficile sapere come siano giunti a questa fede. Per Marco è stata sufficiente l’apparizione alle donne di un angelo che ha annunziato loro la risurrezione di Gesù: ciò significa che Dio solo può rivelare una verità così grande (cfr. Mc 16,1-8). Secondo lui l’angelo ha detto alle donne di avvertire i discepoli che li avrebbe preceduti in Galilea, il luogo della sua predicazione. Esse però non dicono nulla ai discepoli. Costoro dovranno fare anch’essi nel loro intimo l’esperienza della risurrezione di Gesù, senza bisogno di qualsiasi prova esterna. Matteo, Luca e Paolo raccontano invece anche le apparizioni del Risorto. Essi volevano così esprimere quella che era una intuizione profonda, suggerita dalle Scritture. Ma la loro fede non si basava sul fatto che il corpo di Gesù era scomparso o che egli fosse apparso agli apostoli. In essa si esprimeva in termini simbolici il loro modo di vedere e di capire la vita e l’opera del Maestro fino alla sua morte cruenta. La loro fede quindi sarebbe rimasta intatta anche se, come avveniva con coloro che erano stati crocifissi, il corpo di Gesù fosse stato gettato in una fossa comune, e quindi non più identificabile.

La fede nella risurrezione di Gesù non significa dunque accettare, pur in assenza di prove storiche, che il corpo di Gesù sia ritornato in vita, e neppure che egli sia un essere divino che si è incarnato. Al contrario essa consiste nel capire in profondità che Dio, comunque lo si concepisca, è dalla parte dell’uomo, di tutti gli uomini, a partire dagli ultimi, ai quali dà dignità e amore, non alla fine dei tempi o in un altro mondo, ma già ora, in questa vita. Questa convinzione, che va contro ogni evidenza, non può essere che frutto della fede. Perciò credere nella risurrezione significa mettersi dalla parte degli ultimi e lottare per la loro dignità, non con mezzi violenti, ma pagando di persona, con la certezza che solo elevando gli ultimi si provocherà anche la redenzione di tutti».

giovedì 9 aprile 2009

I met The SDBB at Fiori Oscuri in Milan

Se non avete mai sentito suonare gli SDBB, allora avete percepito solo il silenzio intorno a voi. Quando gli SDBB suonano, sulle pareti del locale dove si esibiscono, si vedono nuvole azzurre percorrere il cielo. Sono i suoni che crescono nel vostro cuore, sono i ricordi della musica che vi ha sempre accompagnato. Quando Anna Beretta canta, il silenzio si confonde con il suono, il suono con il suono e il suono con il silenzio. Quando Colin Jamieson tocca come una farfalla, le pelli della sua batteria, vi sembra che tamburi lontani suonino, allora non potete trattenervi dal muovervi e saltare di gioia. Il pavimento si apre sotto di voi quando la chitarra di Daniele Ravenna esprime un arpeggio e potete vedere un vascello con le vele spiegate, che scivola libero sul mare e si allontana verso sud, verso l’isola di Pitcairne. Le note del basso di Carlo Angelo Tosi, vibrano nella vostra testa e vi portano nel vento del nord, in un mondo di ghiaccio dove vedete un Cavaliere con un mantello nero svolazzante, scivolare sulla candida superficie su una slitta trainata da cani meravigliosi sparire all'orizzonte. La chitarra di Marco Venanzi, vola insieme con voi, e vi trovate nella meditazione del Samurai e vedete la sua katana volare e scendere appoggiando, delicatamente, la sua punta accuminata sul palmo della sua mano. E infine quando con un sorriso armonioso, le mani delicate di Giannella Forno toccano la tastiera, vi perdete nei vostri sogni più belli e dimenticate il rumore della vostra città. Jim Douval è il maestro e solo lui conosce l’infinita sapienza degli SDBB. The first time that I met the blues, I met The SDBB. Baby devo partire, i miei amici SDBB mi stanno aspettando, non posso più restare. Sarà difficile stare lontano da te, ma i miei amici mi stanno cercando.

Polemiche no, sapere e capire si!

Sabato 1 marzo 2008, sul Corriere della Sera anno 133, N. 52, uscì un articolo intitolato "Rischio sismico per 75 mila edifici. In ritardo le verifiche su molte costruzioni. Servono 60 miliardi" Non voglio fare polemica, non saprei nemmeno con chi farla, ma capire e sapere si. Chi come me non ha paura della parola "polemica" vada a leggerselo!

lunedì 6 aprile 2009

Le polemiche sono nocive

Le polemiche non servono. Con le polemiche non si costruisce nulla e ora bisogna ridare speranza e ricostruire. Questo è un argomento importante e anche noi, che siamo impotenti, forse possiamo fare qualche cosa. Possiamo dire e scrivere che vogliamo un paese più sicuro, e soprattutto che non vogliamo veder nascere, sulla disgrazia, lo sfruttamento e il malaffare. Che vogliamo siano costruite, subito, case per i senza tetto e che vogliamo vedere L’Aquila e il suo territorio più belli di prima e il più rapidamente possibile.Non è troppo presto per dirlo e dobbiamo ricordarci che, con il passare del tempo, la nostra attenzione dovrà aumentare.

L'Aquila

Il problema diventa sempre più grave, 50.000 sfollati in questo momento stanno dicendo a radio 2 è un problema a lungo termine. Adesso c'è bisogno di sangue! Bisogna andare nei comitati della croce rossa per donazioni! www.cri.it, questo è il sito della Croce Rossa per documentarsi.

Allargare o rinforzare?

Molti di noi vorrebbero allargare le loro case e forse le leggi lo renderanno possibile, ma forse sarebbe meglio riflettere su quanto è successo all’Aquila. Forse gli abitanti di questa Italia dovrebbero pensare a come aiutare la ricostruzione delle zone colpite dal sisma e chiedere a gran voce degli interventi preventivi in tutto il paese, in particolare nelle zone sismiche, diretti a rinforzare le fondamenta delle costruzioni esistenti. Pensiamoci.

venerdì 3 aprile 2009

Red Blade

«Quanto ghiaccio, montagne di ghiaccio. E’ il gelo della menzogna che copre il secolare filo rosso del dolore, quello che spezza la vita degli uomini. Guarda Angelo! Che cosa sono quei due cerchi verdi e quella cupola argentea. Forse è il dolore proiettato nel futuro. Che cosa può essere, cosa rappresenta un’astronave inesistente, inerte nel ghiaccio, se non disperazione e morte. L’urlo di terrore è così forte che proseguirà in eterno. Possiamo immaginarlo proseguire nel futuro. Una striscia infinita di Leonida, un urlo di vogatori di trireme immersi nei gorghi delle loro navi. Katane spezzate per il nulla. Fragore di carri armati che spappolano corpi già inerti. Bombe intelligenti che cadono sulle città. Mine giocattolo che amputano le mani dei bambini. Chi vuole tutto questo? La storia lo racconta è un infinito filo rosso che collega tutto, il sangue sparso è sempre stato sparso inutilmente e per qualche cosa di vago, per il potere e a causa del nostro silenzio» concluse il Cavaliere. Angelo diede uno strattone ai finimenti, i cani fecero girare su se stessa la slitta e partirono veloci verso nord. Niniane li guardò sparire all’orizzonte.
Illustrazione di Gabriele Tosi

giovedì 2 aprile 2009

Azzurro cimitero di abissi. Una carneficina a difendere la fortezza Europa

Duecento, dicono alcuni lanci d’a­genzia. No, trecento, smentiscono altri. Venti annegati e venti dispersi, se­condo le fonti libiche: cercando di sug­gerire che in fondo non è successo nul­la di più grave del solito. Ma gli scampati al naufragio ripetono ostinati: su quel barcone che affondava, erano in tantis­simi. Uomini, bambini, donne incinte accalcati come bestiame, su delle im­barcazioni da niente. Seduti a cavalcio­ni del bordo, i piedi quasi nell’acqua, stretti fra loro nella paura e nel sudore. Così ridicolmente basso quel parapetto: basta un’onda per scavalcarlo, basta che nello spavento alcuni si alzino, per sbi­lanciare le carrette stracariche. C’era mare grosso, sabato. Le barche han fatto solo trenta miglia. Il vento, e il mare attorno spaventevole e nero. Una tomba fredda quella notte il Mediterra­neo, e silenziosa. Nessuno, al momen­to, ha lanciato l’allarme. Duecento, tre­cento? I caduti della trincea del mare non hanno sepolcro, né un nome. Nu­meri, solo, e anche quelli vaghi. Il mare che si li è presi tornerà calmo, pacifico. Azzurro cimitero di abissi. Tredicimila, in dieci anni, i corpi recu­perati in quel tratto di acque. È una car­neficina nel Mediterraneo, che come u­na grande muraglia protegge l’Europa. Cionostante, ai confini del Primo mon­do una massa di uomini continua a pre­mere. Quattrocento arrivati ieri in po­che ore a Lampedusa, e in Sicilia. Sen­tiamo dire dal ministro degli Interni che col 15 maggio e l’accordo con la Libia gli sbarchi si fermeranno. Se anche fosse vero, viene da chiedersi con la Caritas che ne sarà di quelle decine e decine di migliaia che dal centro dell’Africa attra­verso il deserto arrivano in Libia. Li fer­meranno, ma dove questa umanità di profughi e disperati verrà risospinta? Al­le spalle della Libia c’è il deserto. Che la promessa tregua degli sbarchi non ser­va solo a spostare la strage più in là, nel­la polvere – ancora più invisibile che in questi allucinati, confusi bilanci di o­scuri naufragi. Chi, sul molo di quello scoglio proteso sull’Africa che è Lampedusa, vede sbar­care i migranti – le donne con i figli fra le braccia, e quelli che pregano per rin­graziare Dio della terra su cui mettono i piedi – non può sottrarsi a un pensiero: questo non è semplicemente un flusso di immigrazione clandestina, ma un mi­grare storico, come quello delle popola­zioni che coi loro esodi formarono l’Oc­cidente. (Uno studio dell’Università di Liverpool e di un medico italiano ha pa­ragonato le condizioni sugli scafi dalla Libia con quelle sulle navi che portava­no gli schiavi in America. Sono più gre­miti questi scafi). È un fiume immenso che, trattenuto, trabocca comunque, co­me l’acqua dalla fessura di una diga. Non basta la polizia, per fermare un fiume. Dal Consiglio d’Europa ieri s’è levata u­na voce, come un sussulto di coscienza. Occorre un piano, ha detto il presiden­te, di investimenti comunitari perché questa gente possa lavorare e vivere nel suo paese. Quei morti, ha ricordato, pe­sano sulla nostra coscienza. Ma quan­do da dentro la nostra fortezza si vedrà chiaro, verso Sud, ai margini, l’onda gon­fia che preme? Arrivano, quando arriva­no vivi, con addosso false Nike, falsi Le­vi’s – tre paia uno sopra l’altro, perché so­no vietate le valigie – false magliette fir­mate. E quegli abiti zuppi d’acqua e sporchi sembrano una preghiera: ve­stiamo come voi, siamo dei vostri, fate­ci entrare. Ci sono su quelle barche pa­dri e madri con i figli che li aspettano a casa. E giovani forti, spavaldi: certi che – in un modo o nell’altro – ce la faranno. Donne rimaste incinte in stupri nel lun­go viaggio, esposto a ogni predone. Quelle barche sono gremite di uomini. Ognuno è una storia. Ed è bestiale che non sappiamo nemmeno in quanti so­no morti, l’altra notte. Duecento, tre­cento? La fortezza Europa pensa so­prattutto a difendersi. E solo gli occhi di Dio conoscono ognuna di quelle croci, in fondo al mare.

Autore: Marina Corradi
Giornale: Avvenire
Data: 01/04/2009

What is religion?


25 November 1932

What a joy it would be when people realize that religion consistes not in outward ceremonial but an ever-growing inward response to the highest impulses that man is capable of.
Letter to S.E. Stokes, Mahadevbhaini Diary, vol. ii, p. 279. EWMG, p. 158, in Mahatma Gandhi The Essential Writings, Oxford World's Classics. p. 50.