lunedì 9 febbraio 2009

I used to be bad


Angelo guardava la distesa di neve di fronte a lui. Il silenzio assoluto faceva risaltare il respiro del cavaliere e quello dei suoi amici. Niente si muoveva. Attesa e silenzio.
Il cavaliere si tolse il pesante mantello, tirò fuori dallo zaino la scacchiera e a memoria mise tutti i pezzi al loro posto. Il fante e il re, la torre a fianco del re, la regina lontana sul lato opposto, il pedone di fronte al re e tutti gli altri, lentamente. Bianchi e neri la dove erano stati e dove dovevano tornare. Una sola mossa, pensò, per difendersi e per attaccare. «E’ così bella la tua donna!» disse l’ombra alle sue spalle. Era giunta dal nulla assoluto, «Perché non torni da lei?». «Sono con lei, ma la fantasia scivola come questa slitta» disse il cavaliere toccando con la mano l'oggetto su cui era seduto. «Siediti» proseguì il cavaliere. «Non è ancora il tramonto e non posso fermarmi» disse l’ombra «C’è una guerra al sud e devo andare a vedere come va. Ci vediamo» le impronte seguirono l’ombra e mentre il sole calava all’orizzonte, scomparvero nel silenzio.
«I used to be bad. But I don’t have to be bad no more. Yeah I used to be bad. But I don’t have to be bad no more. There ain’t no doubt about it people. It’s something you can’t ignore»[1] così cantava il cavaliere riponendo la scacchiera.


[1]Used to be bad, Miller-McCartney

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