giovedì 26 febbraio 2009

Un virus ci ha attaccati

Abbiamo problemi con il computer, probabilmente un virus, il nostro amico Joas risolverà tutto. Joas è un guerriero, entra nel computer con le sue armi e muovendo con estrema rapidità le sue spade distrugge qualsiasi intruso, draghi, serpenti e altre creature del genere. In verità ci mancano anche degli stimoli, non è facile in due avere sempre qualche cosa da raccontare e poi ogni tanto lavoriamo!

venerdì 20 febbraio 2009

L'armonia di Jaco

Il bar di Marta si trova proprio di fronte al Palazzo. Le vetrine del locale si aprono verso la grande piazza circolare, proprio dalla parte opposta c’è l’ingresso del Palazzo. Al centro della grande piazza si trova quello che viene chiamato “il pozzo”, in realtà è come un grande vetro circolare. Queste immense essenze circolari sono sospese un po’ ovunque nel futuro, ma quella della Piazza del Palazzo è la più grande. Attraverso questi “pozzi” è possibile vedere quello che succede nel Mondo. Keith disse «pochi guardano attraverso i “pozzi” perché è molto doloroso, vedi i tuoi cari, i tuoi amici, le persone che hai conosciuto, anche quelle che hai dimenticato. Spesso si vedono dei viaggiatori nel futuro aggrappati a quei vetri che piangono. Sono il nostro muro del pianto. Il futuro è un viaggio che ti allontana da tutto ciò che è a te più caro. E’ come stare in un magnifico treno, splendidamente arredato e illuminato, che viaggia in un tunnel buio, dove nessuno sa se dall’altra parte c’è un’uscita. Una sola certezza, tutto quello che avevi prima è perso per sempre». Girammo intorno al grande vetro ed io cercai di evitare di guardarlo, anche se il mio sguardo era attratto da una forza irresistibile. Voltai di scatto la mia testa e vidi arrivare Jaco, aveva il suo consunto basso fretless, a tracolla e stava suonando assorto. Non si sentivano note, ma l’aria era completamente avvolta da un’armonia vibrante e dimenticai “il pozzo” per rincorrere nel futuro quel suono inimitabile.


Jaco Pastorius, bassista dei Weather Report, uno dei più grandi bassisti del mondo.
Fretless, basso privo di ponticelli.

mercoledì 18 febbraio 2009

Una ninna nanna per Viki

Era notte, la luna era alta e al Cavaliere tornò in mente Viki, la sua cavalla. Erano ormai anni che aveva fatto il grande salto, proprio lei che non voleva saltare mai!
Angelo si guardava intorno pronto a difendere il suo amico.
Il Cavaliere era un benedetto romantico e iniziò a cantare una canzone di Renato Rascel, chissà dove l’aveva sentita, era una ninna nanna «Lungo i pascoli del ciel cavallina va tutto d'oro è il tuo mantel nell'azzurrità. Vecchia luna di lassù mostragli il cammin. Stelle d'oro fate il coro per le vie del ciel - arrivata su una nuvoletta rosa la cavallina si addormentò e allora la luna cantò - Vecchie stelle di quassù non cantate più dormi dormi sogni d'oro buona notte a te, Viki».
Un lupo ululò nella notte. Il Cavaliere si infilò nel sacco a pelo, Angelo si accucciò vicino a lui. Quella notte sognò il Ranch di Etta, laggiù nella Valle Perduta, oltre, molto oltre i monti innevati.

martedì 17 febbraio 2009

Keith Moon Solo

The Who

........mantenere vivo il Festival di San Remo! Non ci sarebbe niente di male, il problema è che oggi come ai tempi de The Who, alla televisione italiana è difficile vedere ed ascoltare musica diversa. Rock, blues, jazz, il buon pop e la musica classica sono generi quasi completamente esclusi. C'è di che pensare!

Una riflessione sulla pazienza

«Cosa è mai la maggioranza, presa in corpo, se non un individuo che ha opinioni e spesso interessi contrari ad un altro individuo che si chiama minoranza. Ora, se voi ammettete che un uomo fornito di tutto il potere può abusarne contro i suoi avversari, perché non ammettere ciò anche per la maggioranza? Gli uomini, riunendosi, mutano forse di carattere? Divenendo più forti, divengono anche più pazienti di fronte agli ostacoli? Per parte mia, non posso crederlo; e non vorrei che il potere di fare tutto, che rifiuto ad un uomo solo, fosse accordato a parecchi».


E’ la parola pazienza che mi ha colpito in questo pensiero. Purtroppo gli uomini uniti, siano essi maggioranza o minoranza esprimono proprio il contrario. Io stesso, a volte, compio questo errore, e tutte le volte mi pento amaramente. L’incapacità di dialogo ci opprime tutti. Però la pazienza non viene insegnata a sufficienza ai bambini e cosa ancor più grave i nostri mezzi di comunicazione vivono sui contrasti più pesanti e dolorosi. Bisognerebbe imparare a scegliere le trasmissioni più equilibrate, gli sport meno conflittuali, i giornali meno nocivi o forse passare di più il nostro tempo inventando e raccontando utopie rasserenanti.



A. De Tocqueville, La Democrazia in America, BUR, Milano, 1999, p. 257.

Mi sono perso nel futuro con Keith Moon

Keith Moon suonava la batteria con gli Who, ora lo potete trovare seduto al bar di Marta. Keith non è invecchiato, non si droga più, beve solo una birra al giorno. Dalla tasca sinistra di una vecchia giacca da marinaio, che indossa sopra una Tshirt bianca, sono sempre visibili cinque bacchette da batteria di misure diverse. «Cosa fai qui Keith?» gli ho chiesto un giorno «Aspetto Mitch, è arrivato da circa due mesi ed è un po’ spaesato. Gli ho prestato una delle mie batterie, sai ne ho dieci. In realtà ad una ho scassato la gran cassa scaraventandola giù dal palco e quindi adesso devo stare attento a non spaccarne altre. L’impresario non ha un buon carattere, gli piacciono i nostri eccessi, ma non ama la violenza» mi ha risposto e poi ha proseguito «sai è già da un po’ di anni che suono con Jimi Hendrix, la prima volta che ho suonato con lui mi sono emozionato. Anche l’impresario è rimasto molto colpito» «e chi suona con voi?» «Sid Vicius è al basso. Non mi guardare così, lo so era un pessimo bassista, ma ha imparato la lezione. Tutti qui abbiamo fatto qualche passo avanti. Sid suona molto bene, il suono del suo strumento è molto pulito. Sai quando sei nel futuro hai molto tempo, tutto il tempo che vuoi. Che sballo!» «Dai continua racconta» gli dissi prendendo una sedia e accomodandomi all’altro capo del tavolino, subito un tizio mi portò un boccale di birra senza che avessi chiesto nulla, era proprio la birra che desideravo, bella fresca, perfetta. «Allora dai» dissi e Keith proseguì «Un giorno mentre noi tre stavamo suonando. Veramente volevamo comporre un brano sull’Apocalisse. Era un tema che ci piaceva. Ci piaceva così tanto che Sid si era fatto un po’ prendere e Jimi con la sua voce calma gli stava spiegando che non doveva esagerare con i suoi benedetti strilli. Proprio nel momento in cui Sid aveva deciso di concentrare la sua attenzione sullo strumento, è arrivato Alan Wilson che si è messo a suonare l’armonica e a cantare con quella sua voce cantilenante. In pochi attimi l’Apocalisse era compiuta. Dai vieni con me che ti faccio sentire l’incisione su al Palazzo» «E Mitch?» «Non ti preoccupare lascio detto qui al barman di dirgli di raggiungerci. Mitch è un bravo ragazzo, ma perde sempre la strada e quando ti perdi qui non sai mai in che futuro sei. Non ti preoccupare arriverà, la guglia del Palazzo si vede da tutte le parti e il bar di Marta è vicino. Dai andiamo» Uscimmo e ci perdemmo anche noi nel futuro.



John "Mitch" Mitchell batterista inglese, noto soprattutto per aver fatto parte del trio Jimi Hendrix Experience.
Sid Vicius bassista inglese, membro della band punk dei Sex Pistols.
Alan Wilson Chitarrista dei Canned Head

domenica 15 febbraio 2009

Con un grande balzo

Il cavaliere si muoveva lentamente lungo il pendio «La mela d’oro è il pegno della virtù che si trova nel reame fatato della vita immortale» pensava «la perfetta rotondità del frutto, la superficie che riflette e lancia lontano qualsiasi male e dolore, il colore che accoglie i raggi del sole e li imprigiona, l’energia perfetta, eterna e immortale. Il Sogno dell’uomo. I nostri progenitori mangiarono del frutto del bene e del male, ma trascurarono il frutto più importante. In quel momento Dio li vide e li cacciò prima che si accorgessero dell’albero della Vita eterna. Ora il male è protetto dalla morte e il bene è sottile, quasi impercettibile. Il bene si muove per rendere fragile la consistenza della morte e debellare il male, ma è così difficile cogliere gli strumenti del bene e il male sporca il colore delle nostre anime. Perché Dio hai impedito che nostri progenitori mangiassero dell’albero della vita eterna? Sei tu un Dio buono se ci hai lasciato in un mondo fatto di ghiaccio?». Immerso in questi pensieri il Cavaliere giunse alla base della montagna, vide i suoi amici e la slitta.
Angelo era ritto di fronte all’ombra, che seduta sulla slitta guardava la scacchiera.
Il Cavaliere si avvicinò, il cane gli corse incontro, i suoi occhi brillavano, gli saltò in braccio e gli leccò tutto il volto, poi all’improvviso si lasciò cadere e con un balzo raggiunse la slitta e con un altro ricadde sulla scacchiera mandando tutti i pezzi in aria. L’ombra scomparve.
Il Cavaliere si sedette, Angelo gli si infilò tra le gambe e appoggiò il muso sopra la sua coscia sinistra, l’uomo accarrezzò la testa del suo amico recitando la prima poesia che gli venne in mente. Una poesia d’amore.

Praise be to God alone. There is no strenght or might
Expept in God the exalted and almighty.

I wrote this letter of love and is to you
And sang in the verses a predestined matter;
For there was fire inside me which I did not show.

O apple of my eye, how difficult it is to leave you
But in the core of my heart you are always present;

When the darkness of night decrescends, it brings upon me
Your absence.
And when the morning comes, I awaken to sorrow.

Greetings to you and to whomever is with you.


Poesia di Abdallah bin Aisha

venerdì 13 febbraio 2009

In cima alla montagna



Il Cavaliere era salito, calzando le ciaspole, sino in cima alla montagna innevata, ed ora guardava il panorama. Tutto era immobile e ghiacciato. La solitudine a volte lo opprimeva, lì in alto la sentiva meno e i ricordi fluivano leggeri, privi dell’amarezza degli abbandoni e dei cambiamenti. La neve aveva smesso di cadere e la luce del sole scaldava il suo volto proteso verso i suoi raggi. Con gli occhi socchiusi guardava quella luce immensa e sentì la forza di un grande abbraccio, un richiamo verso il futuro. Quei raggi erano per lui la speranza, la sapienza, la gioia infinita. Chiuse gli occhi e pensò ai suoi amici, i suoi veri amici, uno lontano, l’altro perduto. Pensò che li amava e che mai li avrebbe dimenticati. Poi pensò alla scacchiera, la vide nella sua complessità. Qualche cosa non tornava, non andava per il verso giusto, ogni sua mossa era ostacolata da qualche cosa. Ogni strategia lo riportava al punto di partenza. Era come se ci fosse un cunicolo in cui voleva entrare e che si allontanava. Cosa nascondeva quel cunicolo, quel tubo di acciaio chiuso alle due estremità. Il cavaliere voleva entrarci, sentire il frastuono e capire la mossa giusta da fare. Una forza contraria lo spingeva via e le strategie si frantumavano contro una parete di ghiaccio. Lassù sulla montagna innevata, il Cavaliere cadde in ginocchio, sentiva che le sue forze erano limitate. Angelo abbaiò, era lontano ma il suo richiamo salì in alto come un razzo e scese in picchiata e come le ali di uno spirito celeste coprì il suo capo e le sue spalle. «La slitta, la mia slitta. Devo tornare prima che scenda la notte» pensò il Cavaliere alzandosi, indossò le ciaspole, prese i bastoncini e si incamminò. Il sole era ancora alto. Lentamente riprese forza e iniziò a cantare «Well, she’s walking through the cloud with a circus mind that’s running wild. Butterflies and zebras and moonbeams and fairy tales. That’s she ever thinks about…..Riding the wind. When I’m sad she comes to me with a thousand smiles she gives to me free. It’s alright, she says, it’s alright. Take anything you want from me, anything. Fly on little wing».



Little Wing brano composto da J.Hendrix

Yoshi Nagasaka


Il mio amico Yoshi espone allo zen arte. L'inaugurazione si terrà sabato 14 febbraio, dalle 17.00 alle 18.45. L'esposizione proseguirà sino a venerdì 13 marzo.
Spesso nelle città, in questo caso parlo di Milano, le cose belle sfuggono. Spesso sono quelle più genuine e meno "congeniate". Yoshi è un mio amico, ma è soprattutto un'artista che esprime con grande capacità la sua sensibilita di "giappomilanese". Ho un solo rincrescimento di non possedere ancora una delle sue opere, ma sono fiero di essere suo amico e estimatore.
Aggiungo con grande piacere un breve ed efficace commento di Daniele Ravenna.
Milano e il Lago Maggiore si lasciano visitare intensamente – nelle tele dei luoghi, dei fiori e dei paesaggi - dall’occhio esterno solo a prima vista di un pittore proveniente da atmosfere lontane.
Da Tokyo a Milano per due settimane, che sono diventate 30 anni.
Yoshi Nagasaka vive in Europa.
Il percorso visivo è a cavallo del tenue e sottile confine tra Est ed Ovest, i cui contorni Yoshi Nagasaka si è messo un giorno pazientemente a disegnare, a fare vivere nei colori, a reinterpretare. Yoshi non si è mai stancato di essere giapponese e non è ancora stanco di essere milanese. (Daniele Ravenna)
zen sushi restaurant
Corso di Porta Romana, angolo Via Maddalena, 1 Milano
orario: 12.30-15.00/19.45-24.00
sabato mattina e domenica chiuso

giovedì 12 febbraio 2009

martedì 10 febbraio 2009

Los Carpinchos do really love the Campbell's soups

Paul Collis, drummer and vocalist of Los Carpinchos, on the roof with a big can of Campbell’s soup.
Paul said: «Los Carpinchos do really love the Campbell’s soups».

L'incontro inaspettato

Angelo si fermò di colpo, e tutti gli altri di seguito, per poco il cavaliere non fu sbalzato dalla slitta. «Ma che diamine!» esclamò. Angelo era fermo, impietrito, le orecchie rivolte verso l’orizzonte, verso il lago ghiacciato. Il vento fischiava e il gelo penetrava tra le ossa. L’uomo camminava lentemante, senza fretta, verso di loro. La neve sollevata dal vento lo aveva tenuto nascosto sino a quel momento. L’uomo si fermò vicino al cavaliere, era elegantemente vestito ed indossava una bombetta. Il cavaliere lo guardò e mentre lui si toglieva il copricapo e lo salutava, disse «Ma tu sei Sergio, Sergio Fornasetti, ecco dove ti eri nascosto, proprio qui, nella taiga!». I cani si misero a saltare per la gioia.
Quella sera l’ombra non si fece vedere perché i due amici cantarono insieme «Have you seen your mother, baby. Standing in the shadow? Have you had another baby standing in the shadow. I’m glad I opened your eyes. The have-nots would have tried. To freeze you in ice». «Ahahaah! To freeze you in ice, questa è buona, ahahahaha!». Il vento soffiava più forte, sempre più forte, ma nella capanna di Sergio il fuoco ardeva e gli amici cantavano e bevevano.


"Have you seen your mother standing in the shadow" di M.Jagger-K.Richards

lunedì 9 febbraio 2009

I used to be bad


Angelo guardava la distesa di neve di fronte a lui. Il silenzio assoluto faceva risaltare il respiro del cavaliere e quello dei suoi amici. Niente si muoveva. Attesa e silenzio.
Il cavaliere si tolse il pesante mantello, tirò fuori dallo zaino la scacchiera e a memoria mise tutti i pezzi al loro posto. Il fante e il re, la torre a fianco del re, la regina lontana sul lato opposto, il pedone di fronte al re e tutti gli altri, lentamente. Bianchi e neri la dove erano stati e dove dovevano tornare. Una sola mossa, pensò, per difendersi e per attaccare. «E’ così bella la tua donna!» disse l’ombra alle sue spalle. Era giunta dal nulla assoluto, «Perché non torni da lei?». «Sono con lei, ma la fantasia scivola come questa slitta» disse il cavaliere toccando con la mano l'oggetto su cui era seduto. «Siediti» proseguì il cavaliere. «Non è ancora il tramonto e non posso fermarmi» disse l’ombra «C’è una guerra al sud e devo andare a vedere come va. Ci vediamo» le impronte seguirono l’ombra e mentre il sole calava all’orizzonte, scomparvero nel silenzio.
«I used to be bad. But I don’t have to be bad no more. Yeah I used to be bad. But I don’t have to be bad no more. There ain’t no doubt about it people. It’s something you can’t ignore»[1] così cantava il cavaliere riponendo la scacchiera.


[1]Used to be bad, Miller-McCartney

Eluana

La poesia che Lodovico ha pubblicato mi spinge ad esprimere la mia opinione. Avrei preferito il silenzio, che a volte indica la via giusta da seguire. Qui a Parigi, per fortuna, le voci assordanti e confuse che tormentano il buon senso non arrivano e chi le vuol sentire deve andare a cercarle. Per Eluana e per il suo papà dovrebbe esserci solo un grande amore, un amore collettivo che nella sua forza potrebbe essere miracoloso, ma questa strada è scartata a priori, non è presa neanche in considerazione. Quanto è miracoloso il silenzio! Al contrario una serie di personaggi, più o meno importanti, parlano di una situazione che non conoscono e che non possono capire. Nessuno di queste persone tra cui il Papa, Berlusconi, il presidente Napolitano, Jannacci sa esattamente di cosa parla, perché non sono né Eluana, né il papà di Eluana. Parlano seguendo altri obiettivi o più semplice propri pensieri o paure. A questi si aggiunge una massa di media e di giornalisti che sanno benissimo perché ne scrivono e ne parlano!
Questo è un caso in cui ognuno è libero di pensare quello che vuole, ma nel silenzio del suo intimo. Sono sicuro che la scelta del papà di Eluana sia una scelta più che consapevole, una scelta che arriva da un profondo amore, un amore che soffre da sedici anni, un tempo interminabile per un padre. In questi giorni ho dei motivi personali che mi portano a riflettere su questa problematica. Un domani, che come timore è concreto, potrei avere un margine di rischio di rimanere in coma, sono terrorizzato da questa evenienza, un fatto, un dramma che supera la tragicità della morte. Sto chiedendomi cosa lasciare scritto, cosa dire ai miei cari nel caso tale evento capitasse. La mia mano non sa cosa scrivere, così come non riesco a firmare le petizioni a favore del papà di Eluana. E’ una scelta difficile e se un papà è arrivato a prendere questa sua, personale, libera decisione, non può che essere giusta ma sua, personale e libera. Firmare una petizione, anche a suo favore, sarebbe come intervenire in questa sua, personale, libera decisione. Per quanto mi riguarda scriverò quello che Dio mi suggerirà e sicuramente quando lo scriverò non avrò tutti i dubbi attuali. Dio protegge il mio pensiero di uomo libero. Gli uomini, in particolare quelli di potere dovrebbero imparare ad ascoltare di più il silenzio e fare meno rumore. Questo è quello che penso.

Da un editoriale tratto dal sito di Pietro Ichino, una poesia per Eluana

Una persona a noi molto cara ci ha chiesto di pubblicare una poesia di Emily Dickinson che ha letto sul sito di Petro Ichino: http://www.pietroichino.it/

Sul sito di Pietro Ichino si legge: LA POESIA DI EMILY DICKINSON DICE PIU’ E MEGLIO DI QUANTO POSSANO DIRE CENTO TRATTATI DI ETICA, DI MEDICINA O DI DIRITTO
Da Emily Dickinson, Tutte le poesie, a cura di Marisa Bulgheroni, Meridiani Mondadori, Milano, 2001. Segue, tratta dalla stessa fonte, la traduzione di Margherita Guidacci.

The Heart asks Pleasure - first -
And then - Excuse from Pain -
And then - those little Anodynes -
That deaden suffering.
And then - to go to sleep -
And then - if it should be
The will of its Inquisitor
The Liberty to die.

Il cuore prima chiede gioia,
poi assenza di dolore,
poi quegli scialbi anodini
che attenuano il soffrire,
poi chiede il sonno, e infine,
se tanto consentisse
il suo tremendo Giudice,
libertà di morire.

domenica 8 febbraio 2009

Carpinchos On Tour! (LP's Cover)


Los Carpinchos with their
unforgettable unrecorded record, the first grooveless LP ever.

Carpinchos On Tour!


Los Carpinchos With Their First Long Playing "Carpinchos On Tour! With Kiki Enrico"


Alcuni hanno perso l’infinito

Il cavaliere seduto sulla sua slitta guardava la scacchiera. L’ombra al suo fianco l’ascoltava in silenzio «….si sono mangiati e digeriti i nostri sogni e li hanno trasformati in miseria. Alcuni, che con impeti eccessivi, erano a quei tempi saliti sui punti più alti delle barricate, oggi grassi e flaccidi, usano la loro intelligenza facendo battaglie per queste miserie. Alcuni cantano, alcuni recitano, alcuni scrivono, alcuni parlano. Solo correndo con questa slitta insieme ai miei cani posso fuggire nel silenzio e rivedere l’infinito» «vedo che questa sera non vuoi muovere il tuo pezzo, sei sotto scacco, stai forse prendendo tempo?» disse l’ombra. Il cavaliere rise di gusto, buttando il capo indietro. Angelo piegò il collo e lo guardò in diagonale con una luce, lanciata dai suoi occhi azzurri, divertita.
L’ombra si alzò e sparì, il tramonto aveva lasciato spazio alla notte. Il cavaliere guardò le stelle cantando «Hey Joe, where you going with that money in your hand. I say hey Joe where you going with that money in your hand. Well I’m going to see my woman, you know I heard she done messed aroundd with some other man. I heard she did…..»

sabato 7 febbraio 2009

ATTENZIONE

Suggerimenti per poter inviare commenti e osservazioni

Ci hanno informato che inviare i commenti è risultato complesso. Per inviare i commenti direttamente, cioè utilizzando la voce “commenti” alla fine di ogni articolo, dopo aver scritto il testo conviene inviarli segnandosi come “anonimi”. Se si vuole lasciare una firma basta segnare il proprio nome alla fine del testo. Un altro sistema più semplice è inviare una normale e-mail a questo indirizzo: lodovico.valentiniperugia@gmail.com la redazione provvederà a pubblicarli. Grazie.

Los Carpinchos escaping on the roofs of Milan, trying to run away from their fans.


venerdì 6 febbraio 2009

Paul McCartney said: “We adore Los Carpinchos because they grasped exactly the deep sense of music”.







Los Carpinchos the most famous band in the world of Miming to Music.



And Now…..Ladies and Gentlemen,
the First Two Photos of Los Carpinchos!




The band that invented the first performances of “Miming to Music”. Thirty years before the advent of the air-guitar.

Jim Douval at Memphis Slim Modern Club, (Jim Douval Blues in English)

"The future has no end, baby. The future is in Memphis Tennessee, but my soul won’t stop there. I’ll go right on to wherever I’ll find my fortune. Not even Life, the most beautiful women a man could ever hope to meet, can stop me baby." So sang Jim Douval while playing his guitar. It was as if he had nothing in his hand which disappeared every time he touched a note. "The road is long and I can’t get lost with you" as yet another note split the air in two and the wind cancelled it out, just as the guitar reappeared quivering in his hands, without knowing it.
A jump to catch the wind, a distorted "F" bent, twisted, worn and exultant. This is how my friend Jim Douval played at the Memphis Slim Modern Club in Tennessee.
Today I play around the world, but I would so like go back there, to Memphis Tennessee, to listen to Jim Douval’s invisible guitar. Come on baby, come with me. My friend is waiting for us. We turn the corner, and no-one sees as, in a flash, we’re in the Memphis Slim Modern Club. A lot of musicians can play well, but no-one forgets they have an instrument. Jim Douval does though. You feel the sound welling as if by magic, then subsiding and flowing into your ears. Jim Douval, he can play, yes sir.
If you don’t believe me, go to Memphis Tennessee. Jim Douval is at Mamphis Slim Modern Club. Go, my friends and you, baby, let’s escape to Tennessee.

Translation in English: Colin Robert Jamieson

giovedì 5 febbraio 2009

Jim Douval Blues

«Il futuro non ha fine, baby. Il futuro è a Memphis Tennessee, ma il mio spirito non si fermerà lì, andrò avanti fin dove mi porterà la fortuna, neanche la più bella donna che un uomo può incontrare, la Vita, mi fermerà baby». Così cantava Jim Douval mentre suonava la sua chitarra, era come se non l’avesse in mano, spariva ogni volta che toccava una nota. «La strada è lunga e non posso perdermi con te» e ancora una nota spezzava l’aria in due e il vento la cancellava, poi ricompariva la chitarra fremente nelle sue mani, ma non lo sapeva.
Un salto in alto a prendere il vento, un “LA” distorto piegato, ritorto, consunto e esultante. Così suonava il mio amico Jim Douval al Memphis Slim Modern Club nel Tennessee.
Oggi io suono in giro per il mondo, ma vorrei tanto tornare lì, a Memphis nel Tennessee per ascoltare la chitarra invisibile di Jim Douval. Dai baby vieni con me, il mio amico mi sta aspettando, andiamo giriamo l’angolo, nessuno ci vedrà e in un attimo saremo al Memphis Slim Modern Club.
Tanti musicisti suonano bene ma nesuno si dimentica il suo strumento, Jim Douval sì. Magicamente sentivi il suono che saliva, scendeva e entrava nelle tue orecchie. Jim Douval, lui sì, suona.
Se non ci credete andate a Memphis Tennessee, Jim Douval è allo Slim Modern Club.
Andate amici miei e tu baby vieni con me fuggiamo in Tennessee.

martedì 3 febbraio 2009

Leggere con lei

Se tutti leggessimo una pagina di un buon libro, ogni giorno, forse potremmo imparare a rispettarci e se leggessimo ancora di più, forse potremmo imparare ad amarci. Guardando questa foto mi sento molto vicino a questa lettrice così lontana da me. Vorrei sedermi al suo fianco, inforcare i miei occhiali e leggere in sua compagnia, così in silenzio.

La più bella donna del Mondo

«Fai che ogni giorno sia luminoso» disse calandosi sul verde volto il cappuccio «Scacco. Ci vediamo!» concluse l’ombra muovendo l’alfiere con la mano guantata, poi si alzò e si incamminò verso la radura e sparì.
Il cavaliere chinò la testa.
Angelo si alzò e si diresse verso la slitta, gli altri cani vedendolo lo seguirono. Il cavaliere ripose la scacchiera nel suo zaino, lentamente, poi si alzò dal tronco e raggiunse i suoi cani. Accarezzandoli sulla testa fece indossare loro i finimenti, ad uno ad uno lentamente prendendo il loro muso tra le mani, guardandoli dritti negli occhi. Ognuno di loro mandò un leggero guaito, come se fosse una parola di conforto. Angelo si infilò al suo posto, ritto in piedi, pronto e attento, puntò il futuro.
Il futuro non ha fine, baby, il futuro è a Memphis Tennessee, ma il mio spirito non si fermerà lì, andrò avanti fin dove mi porterà la fortuna, neanche la più bella donna, che un uomo può incontrare, la Vita, mi fermerà baby.
La slitta scivolò via come il vento mentre il cavaliere cantava la sua canzone.