mercoledì 14 gennaio 2009

Freezzzzz

Bisogna dedicare del tempo per capire se stessi e ancora di più per capire il prossimo. Siamo come dei diamanti con molte facce, alcune brillano, altre sono oscure. Alcuni riescono a brillare un pochino, altri sono bui come la notte.
Seduto sulla sua slitta il cavaliere guardava la neve cadere. La sua mano stringeva un pedone nero. Lo stringeva forte, sempre più forte sin quando si frantumò tra le sue dita gelide. Guardò in alto la punta di ghiaccio sopra la sua testa e proprio in quel momento una goccia si fermò immobile, freeezzzz, ghiacciata. I cani scodinzolarono tra le sue gambe in silenzio. La neve aveva cancellato le impronte di chi si era allontanato da lui, un’ombra. Il cavaliere aprì la sua mano e lasciò cadere nella neve i frantumi neri del pedone, chiuse la scacchiera e la ripose nella sacca, in silenzio, senza fretta, solo il fremito del suo cuore era l’insolito di quel paesaggio. I can drive my sleigh baby, oh yee! Oh yee! I tuoi occhi sono fari abbaglianti e illuminano la notte davanti. Yeeee!

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