giovedì 31 dicembre 2009

lunedì 28 dicembre 2009

Edward Rasmussen il coltivatore di semi


Flavius Smucciantis ovvero l’ira sul Forum Magnumrai II

Il Senatore si alzò dal suo scranno e urlò «Non vi accorgete che lentamente ci stanno togliendo le voci più intelligenti! Ad esempio al posto del Condor, che sapeva volare in alto, ci saranno dei piccioni storditi e  dall’Altro Lato, dove era possibile ascoltare esperienze nuove, ci saranno solo galline starnazzanti e musica decadente. Hanno iniziato da qui, perché non fa molto rumore, ma continueranno togliendo sottili fili di libertà e intelligenza a favore dell’ignoranza» si voltò e uscì alla luce del sole facendo svolazzare come aquile nel vento le due strisce rosse della tunica.

mercoledì 23 dicembre 2009

Natale lungo le sponde del Lago dei Mille Sospiri


Il Cavaliere si fermò sulla sponda del Lago dei Mille Sospiri. Il lago era ghiacciato da secoli, il freddo della taiga non amava il movimento dell’acqua, ma sotto lo spesso ghiaccio, leggera si muoveva la corrente. La leggenda racconta che nelle sue profondità dorme il Drago che Nuota. Sono solo leggende, mille sospiri nel vento, voci di anime ataviche, le sole che hanno visto sorgere la Principessa Libertà e poi l’hanno vista sparire oltre le stelle, nel sogno dei Guerrieri della Tavola Rotonda.
La slitta del Cavaliere era immobile, i suoi amici cani fermi, tutti con il muso proteso in avanti ad annusare l’aria gelida. Angelo era di fianco al suo amico, quell’uomo strano che aveva scelto il gelo della solitudine per cercare il Sacro Graal. Laggiù oltre il ghiaccio, oltre l’acqua del Lago dei Mille Sospiri, oltre il Drago addormentato sul fondo dello specchio d'acqua, laggiù sulla Terra stava per arrivare l’ennesimo identico Natale. Il Drago si destò e guardò oltre, laggiù più in basso, il suo sguardo sorpassò l’infinito di stelle. Comete argentee sfrecciavano dinanzi ai suoi occhi, comete confuse che non sapevano dove andare, milioni di scie perse, dimenticate e poi vide le prosperose città illuminate da luci e il buio dei villaggi. Vide l’Africa oscurata dal dolore, dal pianto dei bambini affamati e la disperazione delle madri senza latte in seno. Il Drago avrebbe voluto uscire, frantumare il coperchio di ghiaccio che lo teneva imprigionato. Guardò in alto e vide l’impotenza dell’Ultimo dei Cavalieri della Tavola Rotonda, cercò di soffiare la sua fiamma, ma il suo cuore era ghiacciato da quando la Principessa Libertà l’aveva abbandonato. Si sollevò in piedi, nuotò sino ad arrivare vicino alla lastra di ghiaccio e guardò negli occhi quel piccolo uomo con il suo cane e gli disse «combatti Guerriero, combatti!» poi ritornò sul fondo del lago. La Fata delle fate, guardò quella scena dall’alto, volando leggera sopra la testa del Cavaliere e lasciò cadere una lacrima sul capo del combattente. La lacrima si trasformò in un simbolo d’argento che scese come un diadema e si fermò sulla giubba del guerriero all’altezza del cuore. Angelo guardò l’uomo immobile e urlò la sua disapprovazione al Mondo. La Fata allungò la sua mano e accarezzò cane e guerriero, poi volo via verso il Cespuglio del suo amato Merlino.


Foto di Edward Rasmussen

lunedì 21 dicembre 2009

A Milano muore un bambino di sei anni improvvisamente!

Il titolo del Corriere è: Muore bimbo, psicosi meningite. Anche l'articolo prosegue sullo stesso tono, chi vuole può andare a leggere l’articolo cliccando: http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/09_dicembre_21/bimbo-muore-meningite-1602185857054.shtml

E’ morto un bambino di sei anni in poche ore, questa è la notizia! Che cosa centra questo titolo, qualsiasi genitore sarebbe addolorato e terrorizzato.

Aqiva, che in questi giorni è mio ospite e che ha una bambina di sei anni, è saltato sulla seggiola leggendo il modo con cui è stata comunicata la notizia sul sito del Corriere della Sera. 

Piuttosto pensiamo ai genitori, al loro dolore, tutti dovremmo unirci idealmente a loro, altro che psicosi! 

Bushmills Black Bush

Il mio amico Lodovico è stanco. Doveva scrivere l’intervista a Gigi Zazzeri, il batterista dei Noi e non l’ha fatto. Doveva scrivere l’intervista a due dei componenti degli SDBB e non l’ha fatta, Doveva scrivere un altro episodio del Cavaliere della Slitta e non l’ha fatto. Così l’altro giorno sono saltato sul primo aereo in partenza da Parigi e sono atterrato a Milano.
Il sorriso che Lodovico mi ha regalato, quando ha aperto la porta di casa, non lo dimenticherò mai più, questi sono i segni di una vera amicizia. Non ci siamo detti molto, ci siamo abbracciati, ci siamo seduti in soggiorno e siamo restati in silenzio per qualche minuto, poi Lodovico ha rotto il silenzio «grazie di essere venuto, penso d’essere in un momento di passaggio e non riesco a pensare ad altro. Sai, l’uomo non invecchia come una foglia, ma piuttosto come la pianta. Gli anni passano esteriormente ma la sua struttura interna rimane giovane. Ad esempio le linee più interne del mio volto sono quelle dei miei vent’anni, i miei occhi hanno la stessa freschezza, le mie idee sono frizzanti, è l’aspetto che faccio fatica a riconoscere. Come per un albero anche per noi le stagioni si ripetono seguendo il loro ritmo, ma il tronco diventa sempre più rigido e ricurvo, sempre più adatto alla fiamma del fuoco e meno alla ricerca della libertà. Quello che avviene intorno a noi ci ripugna sempre di più, siamo sempre meno liberi a cambiare e sempre meno disponibili a perdonare, alla fine anche i nostri tratti più interni invecchiano e a volte muoiono prima ancora del nostro corpo. Il tempo incide sulla Speranza e resta la sconfitta. La parola “vecchio” è un vocabolo non corretto e gli anni sono relativi, entrambi esprimono concetti inventati dagli uomini per limitare la Storia. Un ragazzo di vent’anni e un uomo di sessanta hanno la stessa Speranza nella vita. La loro speranza è di cambiare la Storia, entrambi muoiono quando questa Speranza viene a mancare e poco importa se il loro corpo continua a vivere. L’eternità della nostra vita, il “Paradiso” si trova in un pensiero laterale alla Storia ed è sulla Terra» «e quelli che non si sono mai posti questo problema?» gli ho domandato «sono semplicemente vissuti» mi ha risposto «esattamente come dei germogli! Vuoi un bicchiere di Bushmills Black Bush? È ottimo me l’ha consigliato Colin, il batterista degli SDBB». Senza aspettare la mia risposta, che comunque sarebbe stata affermativa! Si è alzato ed è scomparso nel corridoio, dopo pochi minuti è tornato con due bicchieri e la bottiglia del pregiato irish whiskey.
Abbiamo continuato a chiacchierare sino a notte inoltrata, ma senza toccare l’argomento che ho riportato, però prima di augurarci la buona notte, mi sono ricordato delle parole di un mio maestro e ho detto al mio amico «Ritrova la Speranza, gioisci per la tua fantasia e ricordati che per noi è impossibile capire il progetto divino, il Creatore ha creato un mondo rigorosamente ateo, noi possiamo cercare di capire qualche cosa se vuoi, aiutandoci con i Testi Sacri, che comunque non ci promettono nulla se non il piacere dello studio e l’illusione di fare da interpreti» «Grazie Aqiva, questa notte riposerò più serenamente, a domani». Mi ha risposto Lodovico ed è sparito nella sua stanza.

martedì 15 dicembre 2009

Il lupo e l'agnellino

Il Senatore si sedette sconfortato e guardò Roma pensando «la follia ferisce e nel frattempo offre lame per incidere e confondere la realtà. Il folle si muove senza fini, l’equilibrio però è sconvolto, ma se un lupo vuole divorare l’agnellino e mentre corre è investito e ferito da un cavallo imbizzarrito, rimane comunque il lupo che è».
Si alzò e il vento sollevò la sua bianca tunica, le strisce rosse svolazzarono come bandiere nel vento e la sua bocca sussurrò «la democrazia non può vivere senza verità e la verità è nel mezzo di ogni pensiero, per questo nessuno la vede. Così a volte si perde la democrazia e il lupo sazia la sua fame».

lunedì 14 dicembre 2009

Breve assolo dell'Ultimo dei Noi

Il 13 dicembre ho assistito a Milano al concerto, che la Swimming Dragons Blues Band ha dato, in occasione della Festa del Drago che Nuota.
Avevo con me la mia vecchia ma fedele macchina da presa e ho ripreso qualche cosa. Certo le qualità video e audio sono quelle che sono, ma credo che il breve assolo dell’Ultimo dei Noi, sia da non perdere.
L’Ultimo dei Noi è Carlo Angelo Tosi, il bassista della sopra menzionata famosa e mai dimenticata band milanese, così mi piace chiamarlo, da quando Daniele Ravenna si è ritirato, momentaneamente, a vita privata. L’assolo dura solo pochi secondi, come tutte le cose più belle.
Altrettanto bravi sono stati gli altri componenti della band, che come sempre si sono distinti per le loro sorprendenti personalità e capacità, indimenticabili le straordinarie interpretazioni di Anna Beretta, voce solista della band e l’armonica di Marco Venanzi. E come sempre, Milano c’è a voi scoprirla!

giovedì 10 dicembre 2009

Un giorno dopo l'altro


Passava un giorno, passava l’altro ma il Senatore restava di cattivo umore, neanche la vista di Roma dal suo terrazzo riusciva a cambiare la sua disposizione d’animo.
Quando si alzò dal suo scranno, tutti lo guardarono, i capelli erano ritti sulla sua testa. Era visivamente fuori dalla divina grazia, anche Giove se ne accorse e ripose i suoi strali.
Il Senatore disse «…quei due sembrano Gianni e Pinotto, hanno messo in piedi un teatrino, dove anche il gatto e la volpe fanno la figura dei c………. Noi intanto stiamo a guardare la Democrazia trasformarsi in qualche cosa di diverso, che non si può confondere nemmeno con la dittatura». Detto questo, girò su stesso e come Cesare si coprì il capo con la candida tunica e le strisce rosse sventolarono a lato delle sue orecchie.

venerdì 4 dicembre 2009

La conchiglia






Il guerriero era stanco di guidare la sua slitta. Quel mondo stava diventando sempre più freddo. Ogni giorno che passava, la calotta di ghiaccio diventava più spessa.
L’ultimo cavaliere della Tavola Rotonda avrebbe voluto cedere la sua spada, lo scudo e l’armatura a un cavaliere più giovane ma nulla c’era in quel mondo oltre i suoi cani e il nemico in agguato.
Guardò in alto in cerca di qualche fata, nulla. S’inginocchiò e guardò oltre il ghiaccio e vide il mare che brillava argenteo colpito dai raggi del sole, seguì la corrente e il suo sguardo arrivò a una spiaggia, era inverno laggiù e vide la fata Aurora con i capelli biondi spettinati dal vento che correva nell’acqua gelida ridendo di gioia. Un gabbiano mandò il suo stridulo verso e scese in picchiata dietro di lei. La fata si fermò e si chinò a raccogliere una conchiglia, guardò in alto, cercò e poi vide, lassù oltre il pensabile, il guerriero. Allora la fata lanciò con delicatezza verso il cielo quel piccolo guscio. La conchiglia forò le nuvole, viaggiò tra le stelle, piroettò su se stessa, attraverso un buco nero, viaggiò a una velocità tale che non era possibile vederla, ma il Cavaliere della Slitta la sentiva salire, un sottile canto arrivava e diceva “My mama done tol’ me, when I was in kneepants. My mama done tol’ me , Son. A woman’ll sweet talk, and give ya the big eye. But when the sweet talkin’s done”.
Ormai la conchiglia era vicina e il Cavaliere poteva vederla brillare, si alzò in piedi e unì le sue mani per accoglierla. La conchiglia traforò il ghiaccio, volò in alto, si fermò sospesa e poi lentamente scese come un piccolo paracadute nelle sue mani.

lunedì 30 novembre 2009

Willy DeVille Hey Joe 1995


Purtroppo Willy ci ha lasciati, è partito per il futuro da New York, il 6 Agosto 2009 e così abbiamo perso un altro grande musicista. Questa è, secondo me, la più bella reinterpretazione dell'ormai universale e mitico brano "Hey Joe".

domenica 29 novembre 2009

Dave's 20th anniversary concert at the Dragon's Pub. Le note pulite di Dave Electric. Semplicemente suonare.

In un’ora e mezzo sono arrivato a Crevacuore, il navigatore mi è stato d’aiuto.
Posteggio l’auto e scendo nel piazzale del Dragon’s Pub, mi guardo intorno, non ci sono molte auto, ma è presto, sono le ventidue e quaranta, la nottata è appena iniziata. Rimango un attimo a respirare l’aria pulita, respiro due o tre volte, la temperatura è mite, però la mia allergia agli acari indica che prima di mattina pioverà.
Entro nel locale, è un bel Pub e la mia allergia si calma, solo il profumo della buona birra ha questo potere. Sul palco sono allineati in buon ordine gli amplificatori con le loro “lucine” accese e gli strumenti sono appoggiatiti ai loro stand. Mi siedo e subito una simpatica cameriera, con il sorriso sulle labbra, mi chiede se desidero qualche cosa, «una birra che altro!» le rispondo ridendo.  Una birra bionda, fresca, con tanta schiuma bianca.
Il pub inizia a riempirsi, i giovani di Crevacuore arrivano, bella gente, gente che conosce il sapore della birra, del blues e del rock and roll. Penso tra me e me, «questi ragazzi devono avere dei genitori in gamba!». Proprio così, a conferma di quello che avevo scritto in uno dei miei articoli: “Tutti i mille e novecento abitanti di Crevacuore sono patiti della musica rock”.
Il tempo passa, sono le ventitre e quaranta, mi guardo vedo pochi milanesi -i cittadini di Milano si riconoscono subito, è come se avessero un emblema stampato sulla fronte, li puoi riconoscere ovunque nel mondo - poi, con grande sorpresa, vedo seduti ad un tavolino, proprio di fronte al palco, due persone che non mi sarei mai aspettato di vedere. Colin Jamieson e Carlo Angelo Tosi, batterista e bassista degli SDBB (o SDB a secondo i casi) sono a Crevacuore, incredibile!  Li guardo bene, sono proprio loro, i loro visi portano i segni della stanchezza, infatti, ieri sera li ho visti suonare fino a tardi nel noto locale di Milano “Budineria”. Fantastico la serata promette bene. Finalmente arriva Dave Electric con la sua band. Carlo Angelo Tosi si alza e lo abbraccia, poi capisco che presenta al mitico musicista, l’amico Colin. Fantastico, peccato che non abbia con me nessun photo reporter e nessuna macchina fotografica. Vi bastino le mie parole!
Dave e i suoi Downtown salgono sul palco e iniziano subito a suonare.  Indubbiamente i Downtown sono un gruppo ben oliato, il sound è preciso, la base ritmica forte, chiara e potente, ma senza togliere niente agli altri componendi della band di Dave, tra tutti si distingue il batterista. Questo ragazzo è dentro la musica!
Ascolto circa una trentina di brani, Dave Electric ne interpreta tre o quattro, mi esalto ad ascoltarlo. La sua voce è limpida pulita, fresca e giovane. Un vero piacere per il mio soul, anche i suoi assoli di chitarra sono particolari, la mano vola leggere, le note sono fresche, mobili, così chiare che si distinguono tra loro. Ogni tanto, con un gesto caratteristico solleva leggermente la sua chitarra, come se si volesse alleggerire del peso sul ventre, come se volesse farla volare. Sono incantato, Dave mi ricorda il mitico Jim Douval. Venire a Crevacuore è stata una bellissima idea, una splendida serata. Vorrei sentire di più la voce di Dave Electric, ma Milano mi aspetta. Dave Electric è un musicista che vale mille viaggi e mille serate, anche per ascoltare solo tre brani. Mi spiace per quei milanesi stanziali, appesantiti dalla crisi, ma soprattutto per  la loro scarsa fantasia che si sono persi una serata come questa!
Una cosa posso scrivere anche questa volta. La scrivo ricordando i volti dello scozzese Colin Jamieson, dei milanesi Dave Electric, Carlo Angelo Tosi e della band dei Downtown. Milano c’è, a voi cercarla!

Un’ultima cosa,  uscendo dal pub sono riuscito a carpire un’intervista al batterista e al bassista degli SDBB e quindi cari patiti della musica a presto! 


La foto di Dave Electric è stata fatta con il cellulare al buio, è quel che è.

giovedì 26 novembre 2009

L'Ignoranza di Roma

Il Senatore pensò, guardando la città dalla sua terrazza «Certo che sarebbe un bello smacco, se dopo aver sopportato tanta ignoranza a Roma, non ci fosse nemmeno l’Olimpo!» e chinò lo sguardo sul pezzettino di banda rossa che stringeva nella mano.

Christine Lakeland

Questa è la mia amica Christine che esegue insieme a J.J. Cale uno dei suoi brani. Christine fa parte della band di Cale. Grazie Christine!

mercoledì 25 novembre 2009

Gli SD(B)B ballano danze scozzesi!





Questa è una foto eccezionale scattata da uno dei miei reporter a due dei famosi SDBB (The Swimming Dragon Blues Band), i due personaggi con le rispettive mogli hanno partecipato alla rinomata cena chiamata "St. Andrew’s Night Dinner Dance", che si è svolta il 21 novembre a Milano. Colin Jamieson, scozzese e batterista della famosa band, ha ballato e suonato danze della sua amata terra, mentre il bassista, Carlo Angelo Tosi si è divertito a guardarlo saltellare, bevendo dell’ottimo whiskey Glen Chinking.





Guardando la foto, terza da sinistra, Silvia con il marito Colin Jamieson accanto Donatella e Carlo Angelo Tosi.



La band degli SDBB sarà in concerto a Milano a La Budineria, via Chiesa Rossa 53, Milano. 9:00PM Friday, November 27th.


domenica 22 novembre 2009

Che cosa facevano tre dei “Noi” alla Mostra di Fred Iltis?


Pubblichiamo la foto che vede tre dei “Noi” insieme a un loro amico, di cui poco sappiamo. Certamente non si tratta del grande lead singer della band, Alberto Signorini. La redazione sta indagando e presto v’informeremo.
Il primo a sinistra è Daniele Ravenna, in mezzo Gigi Zazzeri e a destra, con il braccio sulle spalle dello sconosciuto, Carlo Angelo Tosi.
Girano voci che i tre famosi musicisti milanesi stiano pensando di riunirsi per un concerto. Per i giovani e più vecchi fans sarebbe un regalo indimenticabile!  

venerdì 20 novembre 2009

Abbassiamo l'età pensionabile e cacciamoli via!

Il Senatore cercava di trattenersi pensando a quello che gli avrebbe detto la sua saggia moglie, ma proprio non ci riusciva.  Il pensiero del numero di amici che ogni giorno, con la scusa della crisi, andava a ingrossare la schiera di disoccupati o mai occupati lo opprimeva. Cercò di trattenersi, poi si alzò e disse tranquillo ma con un’energia ritrovata «anziani, alcuni decrepiti tengono in scacco questo paese. Alcuni si tingono i capelli con la pece o con impacchi di camomilla. Ridicoli come pupazzi e agghindati come marionette pretendono di continuare comandare. Molti di loro lasceranno pagine bianche dietro di loro e solo ricchezze eccessive. Pur di conservare il loro stato tagliano le teste di quelli che hanno capacità, figli da mantenere e un futuro da costruire. Senza pietà e senza futuro se non la fossa di fronte a loro, con superbia e tracotanza, continuano per la loro via indiscutibilmente in discesa. Un odore terribile si espande per le vie di questa città, tanto forte da inebriare il popolo, che confuso e ubriaco non vede più la realtà. Chi saliva urlante, chi si faceva capo popolo e indicava il cambiamento, dov’è oggi? Forse tra le fila dei traditori? Sicuramente! Pochi sono quelli che hanno continuato a crederci con la sapienza di chi sa cambiare.
Abbassiamo l’età pensionabile per questi incanutiti, troppo ricchi e incapaci di costruire un futuro per quelli che verranno dopo di loro, costringiamoli a lasciare la città, mandiamoli in vacanza a Creta o forse anche più in là, oltre le Colonne d’Ercole. Perché questa è Roma oggi e non ci piace!» Le bande rosse sembrarono incendiare il semicerchio mentre il Senatore usciva dall’aula facendo svolazzare la sua tunica bianca.

giovedì 19 novembre 2009

La Mostra di Fred Iltis.wmv

ll 17 novembre si è svolta l’inaugurazione della Mostra dedicata al fotografo Fred Iltis. E’ stata una prima assoluta mondiale voluta, studiata e realizzata da due suoi amici, Daniele Ravenna e Felix Humm. Della Mostra hanno parlato molti importanti media italiani, come Il Corriere della Sera, La Repubblica e Radio Popolare. L’affluenza di visitatori è stata considerevole e anche in questi giorni sono molte le persone che si sono recate alla Libreria Azalai, luogo che ospita la mostra. Ho realizzato questo video il giorno dopo, così da offrire a tutti quelli che leggono il blog, la possibilità di avere una “piccola” impressione di come e dove le foto di Fred si sono finalmente aperte al pubblico. Spero che questo mio modesto sforzo sia gradito a tutti gli amici che stanno seguendo il mio lavoro che faccio e dedico con passione all’amico, ormai scomparso, di Daniele e Felix. Grazie ragazzi, così si fa!

giovedì 12 novembre 2009

Augusto Maestri, la Signorina Quattrini e la moviola all’aglio


Il personaggio nella foto è Re Royal, uno dei tanti ideati da Augusto Maestri, l'altra immagine è una moviola Prevost.
Il cartone animato di Re Royal fu utilizzato per la campagna dell’omonimo Budino Royal e fu realizzato dalla casa di produzione di Bruno Bozzetto, però quella che voglio raccontare oggi è un’altra storia.
Augusto era uno di quei pubblicitari che non esistono più, un “pioniere” dell’advertising italiano.
La pubblicità per lui era da fare e basta, senza crearsi tanti problemi e voli pindarici, ma pensando solo alla soluzione. Le strategie? Quali, come, cosa? Lasciamole agli americani! Lavorare con lui era da un lato un divertimento e dall’altro una vera impresa. Infatti, dietro la sua maschera sorniona si nascondeva un personaggio molto complesso, duro, difficile e sicuramente egocentrico. Tutti gli account che hanno lavorato con lui lo possono testimoniare. Alcuni di loro sono usciti mal conci e ancor di più i creativi. Ho conosciuto un account che non si è mai più ripreso! Eppure mi parlava di lui con affetto e con grande emozione. Mi ha raccontato molti aneddoti divertenti, come quello che vi voglio raccontare.
Erano i tempi della grande, unica, inimitabile e imbattibile McCann-Erickson. Infatti, tutti gli anni, l’agenzia cresceva un po’, rimanendo così sempre ai vertici della classifica italiana e in seguito anche di quella europea. Per questo tutti gli anni erano da festeggiare e i dipendenti erano premiati con oggetti fantastici e viaggi premio in tutta Europa. Cose da non credere e che probabilmente sarà difficile vedere ancora. La McCann, com’era chiamata da tutti, era così, la prima agenzia pubblicitaria in Italia a livello di budget gestito, ma anche a livello di qualità professionale. La sua sede era in Via Meravigli, in centro a Milano ed è dalla McCann che sono usciti molti validi account e creativi ed era lì che operava Augusto Maestri.
Un giorno un cliente curato da Augusto chiese una modifica al montaggio di uno spot pubblicitario. La responsabile della pubblicità del cliente si chiamava Signorina Quattrini, era una persona molto distinta e molto attenta agli aspetti formali, proprio tutto il contrario di Augusto Maestri.
Dovete sapere che il primo passo per apportare delle modifiche a uno spot pubblicitario, cioè prima di cambiare un filmato già girato, montato e a volte già “on air”, era presentare le modifiche da apportare sotto forma di story board.
Lo story board è una tavola con dei disegni uno di seguito all’altro che dovrebbero descrivere lo svolgimento dello spot. Con questa tavola in mano, di solito gli account, oggi più spesso i creativi, vanno a raccontare al cliente l’idea per un nuovo spot o per le eventuali modifiche di uno già esistente. Quando il cliente approva, è possibile procedere alla produzione. Augusto tutto questo lo saltava a piè pari e andava direttamente in moviola! E’ esattamente quello che avvenne quando la Signorina Quattrini chiese delle modifiche a uno spot per la Camomilla Montania. Quel giorno Augusto disse al suo account (il mio amico), mentre il suo fox terrier a pelo liscio, gli saltava intorno. Già anche un cane un po’ nevrotico girò per un certo periodo negli studi dell’agenzia Universal McCann. Gli disse «Prenda la copia lavoro (1) che andiamo in moviola (2) con la Signorina Quattrini e “la” mettiamo a posto. Prima però andiamo a mangiarci qualche cosa nella solita trattoria».
Erano giusto le 12.30 e i due pubblicitari uscirono, salirono su un’Opel Corsa e si diressero verso la casa di produzione cinematografica.
Come deciso si fermarono in una trattoriaccia che non esiste più. Una trattoria dove si mangiavano cose molto pesanti, e bere vino “al coltello”, questa è la definizione del mio amico per descrivere un barbera molto, ma molto corposo. Un nettare così spesso che era difficile da deglutire e che lasciava delle macchie indelebili sulla parte superiore delle labbra.
La fermata in trattoria era per Augusto una fase preparatoria, con quel cibo e con quel vino avrebbe fatto le migliori modifiche possibili! Infine, uno sfilatino d’aglio era l’indispensabile conclusione del lauto pasto e cioè uno spiedino con dieci spicchi d’aglio leggermente abbrustoliti alla brace.
Il mio amico cercava di trattenersi, in particolare con il vino, ma era sempre un’impresa difficile. Comunque i due, con il rosso del vino sulle labbra, si alzarono e ripresero la via per la moviola.
La Signorina Quattrini nel suo tailleur scuro li aspettava alla reception della casa di produzione. Era già in fibrillo. Infatti, Augusto e il suo fido account erano in ritardo di cinque minuti, questo per lei era inammissibile. L’account si precipitò a scusarsi con la cliente. Quello era uno di quei momenti, ed erano parecchi, in cui il mio amico si pentiva di aver scelto quel lavoro e avrebbe voluto arruolarsi nella Legione Straniera. Comunque i tre accompagnati dal montaggista, entrarono nel locale, dove si trovava la moviola. Il locale era di ridottissime dimensioni, la moviola occupava tutta la superficie e i tre non avevano lo spazio per girarsi, uno solo poteva stare seduto e questo posto ovviamente fu offerto alla cliente.
Il montaggista mise, pellicola e nastro sulla macchina, a quel punto Augusto disse nel suo toscano più strisciante e autoritario «bene, ora lei può andare. Ci penso io» e senza aspettare iniziò a far ruotare i nastri, video e audio, avanti e indietro muovendo le due manopole della moviola. Clang…clung…fsiiiiii, la pellicola sfrigolava nei denti delle guide che la trascinavano, le scene volavano sul piccolo video che i tre guardavano, mentre il nastro audio mandava il caratteristico suono di quando era spinto ad alta velocità. Un ultimo clang delle manopole e fu silenzio. Gli astanti videro nel piccolo schermo il primo fotogramma della scena da tagliare. «….si taglia qui e si…..» disse Augusto Maestri e la moviola ripartì, swishhhhfisss swishhhhfisss swishhhhfisss ……pappppapaperaraquauauuauuqqqqqqqppp. «Aspetti Augusto, non è proprio così, mi faccia vedere il filmato dall’inizio, la prego!» chiese gentilmente e leggermente angosciata, la Signorina Quattrini «macché…macché…lo so io cosa si deve fare, mi lasci lavorare!» disse Augusto, continuando a maneggiare le due manopole della moviola, avanti e indietro. Il mio amico guardava il video e non riusciva a vedere nulla, esattamente come la cliente che aveva sempre più uno sguardo allibito e disperato, seppur abituata a queste scene. La stanzetta intanto si stava riempiendo dell’odore intenso d’aglio. Via di nuovo con le manopole, il nastro sembrava spezzarsi mentre il povero account pensava «….ora si spacca e non ho preso una copia in più. Dio aiutami altrimenti sono morto» mentre lui pensava a questo possibile dramma, la Signorina Quattrini stava febbrilmente scrivendo sul retro di un suo biglietto da visita, che subito passò all’angosciato account. Nel biglietto era scritto “La prego faccia qualche cosa, fermi Maestri, la prego”.
Entrambi sapevano che questo era impossibile. Tutte le volte tra loro passava questo scambio, fatto di sguardi e bigliettini. Lei scriveva un messaggio, lui cercava di risolvere la situazione, gli occhi a palla di Augusto lo fulminavano, lui guardava la cliente, lei guardava lui e via così. In quel caso il rischio per la Signorina Quattrini era alto, il rischio era l’alitata. Tutti e tre sapevano che sarebbe successo, non sarebbe stata la prima, ne l’ultima volta, ma quel giorno erano in uno sgabuzzino e il “colpo d’aria” sarebbe stato tremendo.
La Signorina Quattrini appoggiò gentilmente la sua mano su quella tozza di Augusto Maestri «La prego si fermi, non tagli nel punto sbagliato, la prego!» La punta del naso del grande pubblicitario da rosso, quale solitamente era, diventò paonazzo, gli occhi uscirono dalle orbite, le guance si gonfiarono e disse «cheeee…?» e sull’ultimo “e” uscì un soffio profondo all’essenza d’aglio. La Signorina Quattrini, che si era alzata in piedi, si sedette di botto, tramortita, ormai in silenzio.

Zac, un colpo di taglierina, swishhhhfisss, moviola avanti tutta, blong, moviola ferma, zac, un secondo colpo di taglierina e il nuovo montaggio era pronto. Un montaggio all’aglio in piena regola, senza aiuto di creativi, registi, montaggisti, tecnici audio e qual dir si voglia. Lo spot così sistemato andò in onda per molti e molti anni ancora. In quella stanzetta, oggi, non c’è più la moviola Prevost, ma l’odore dell’aglio sì.



 (1)la copia lavoro è composta da una pellicola dove sono impresse le immagini e un nastro audio dove sono registrati suoni e voci.


(2) in questo caso si tratta di una moviola Prevost, niente di computerizzato o di elettronico. La moviola Prevost è (non so quanto sia utilizzata ancora) un “tavolo” in ferro con un video, diverse rotelle di acciaio, spazi dove s’infilano le bobine (vedi immagine), nel nostro caso la moviola era più antica e davanti aveva due manopole dalle quali si comandava l'arrotolamento, avanti o indietro, dei nastri.

mercoledì 11 novembre 2009

La statua

«Già che ci siamo» disse il Senatore, rosso in volto, l'aria era irrespirabile «abbattiamo la statua della dea Giustizia e al posto dei tribunali costruiamo il più possibile, magari anche dei ponti, qui e là, come ci capita!» poi tornò al suo scranno asciugandosi il sudore con le bande rosse della tunica e si sedette.

martedì 10 novembre 2009

Un grillo, una farfalla e una cicala. Stefano Bollani Trio, la primavera del Jazz



Ieri sera sono stato al concerto dello “Stefano Bollani Trio” al Teatro Dal Verme di Milano. Stefano Bollani, Jesper Bodilsen e Morten Lund sono stati eccellenti. Ho letto che Jesper Bodilsen al contrabbasso e Morter Lund alla batteria, sono considerati “la più compatta sezione ritmica della loro generazione nell’ambito del jazz danese”, ma direi che ieri sera, oltre ad una sezione ritmica dinamica e innovativa, ho ascoltato tre grandi solisti, il concerto è stato un dialogo equilibrato tra le bacchette “farfalla” di Lung, le deliziose scale "mormorate" di Bodilsen e il piano “saltellante” di Bollani. Grande jazz, giovane, fresco, dinamico che ha avuto un tocco in più in due brani, con la partecipazione a sorpresa della tromba “senatoriale” del grande Rava.  Grazie Stefano Bollani!

domenica 8 novembre 2009

A proposito di parte

Il Senatore si alzò e domandò «cosa vuol dire……è di parte?» nessuno rispose perché erano tutti da una parte. Il Senatore proseguì «…e allora!? Ve lo dico io: quella parte che non parte tu la cerchi da ogni parte, ma a proposito di parte, ma la parte dove sta?» lo guardarono cercando di capire il ragionamento, riprese e terminò «non è mia, è di Renato, Renato Rascel, non male è?» si sedette mentre le due strisce rosse della tunica finivano tra le sue cosce.

mercoledì 4 novembre 2009

Messer Galvano



Il medico più ammalato del paziente ascoltava, ma la sua mente era altrove in un magico pittogramma, le sue labbra si muovevano silenziose ricordando a memoria ciò che la mente aveva letto «la vittoria sul sesso femminile rappresenta l’adempimento del compito della vita, e come tale è rappresentata. Il fatto che l’eroe maschio abbia compreso il principio femminile (altero e contrario alla civiltà), riconoscendolo e sottomettendosi alle sue caratteristiche intrinseche, significa in lui una riconciliazione e un’unione di opposti; e ciò sfocia nella sua liberazione da ogni unilateralità, come da tutte le paure e da tutti i desideri che da essa conseguono. La vittoria consiste nell’aver accesso alla completezza della coscienza umana, nella conquista di una maturità che mantiene in equilibrio i termini di vita-morte, maschio-femmina, e gli altri contrari che spezzano in due il nostro comune modo di esprimere e sperimentare quell’unica realtà che è la vita»* «Mi ascolta Dottore?» chiese il paziente e il pittogramma di Messer Galvano nel Chateau Merveil scomparve.

*Tratto da Messer Galvano e il Cavaliere Verde. Vedi H. Zimmer “Il re e il cadavere. Storie della vittoria dell’anima sul male” Adelphi.

martedì 3 novembre 2009

Guardie negre

Ancora una volta il Senatore balzò in piedi dopo aver sentito gli sproloqui e le cattiverie di un rappresentante degli insubri e disse emozionato «Vi siete accorti che nei grandi magazzini le guardie spesso sono dei ragazzi negri vestiti elegantemente? Questo mi rende molto contento perché penso: se loro hanno trovato un lavoro di così grande responsabilità, qualche cosa è cambiata! Il Paese ha raggiunto la sua maturità!
Mi sbaglio vero? Quando gli stessi ragazzi si vedono per le strade a vendere paccottiglia o sulle carrette del mare è un’altra cosa!» e tornò a sedersi sul suo scranno schiacciando sotto il sedere le strisce rosse della tunica.

Dave Electric e i Downtown, ecco tutta la verità!

Ecco tutta la verità! Così come ricevo, pubblico.

Sabato 28 novembre sono con i Downtown a Crevacuore (Biella), al Dragon's Pub.

Detengo, per quel locale, un record. Sono l'unico ad averci suonato fin dal 1990,

anno in cui ha aperto. Era il 23 novembre.

 Il 28 festeggiamo quindi vent'anni di concerti al Dragon's Pub!

Per arrivarci da Milano (1 ora e 15') prendere la Milano-Torino, uscire a Gravellona poi uscire a Romagnano Sesia e andare a sinistra direzione Varallo.

Continuare dritto per una ventina di km fino al bivio per Crevacuore. Imboccarlo (a sinistra) e dopo una breve galleria si sbuca quasi davanti al Dragon's.

Dave Electric

I mille e novecento patiti di Dave Electric



Il mio amico Dave Electric sarà in concerto a Crevacuore il 28 novembre.
Dove diavolo è questo posto, vi domanderete, dimostrando così la vostra scarsa cultura musicale.
Crevacuore è un comune piemontese con poco meno di mille novecento abitanti e confina con le province di Vercelli e di Biella.
A questo punto vi domanderete ancora, comprovando così, per la seconda volta, i vostri “vuoti” musicali, ma perché Dave va a suonare proprio lì? Oh bella, non lo sapete?!
Tutti i mille e novecento abitanti di Crevacuore sono patiti della musica rock e se non potete crederci, non vi rimane che prendere l'auto e andarlo a verificare di persona. Attenzione però dovete andare il 28 Novembre alle 22.30, che vi costa? L'entrata al Dragon's Pub è libera! Mi raccomando arrivate presto altrimenti non riuscirete a entrare!


lunedì 2 novembre 2009

Le bande rosse di una vela nel vento

Il Senatore si alzò in piedi, la sua tunica con le bande rosse svolazzò come una vela nel vento e disse con voce sicura «Sono un senatore e i senatori devono poter dire la loro in questo paese dove la mediocrità trionfa, il peggio è che non ho parole per il peggio!» e tornò a sedersi sul suo scranno.

venerdì 30 ottobre 2009

Catch As Catch Can / Mick Jagger


Tiriamoci su con una "Canzone dimenticata" di Mick, che il mio amico Jeanluc ha pubblicato nel suo blog "Il Blog dei Miti del Rock". Chi vuole nel blog di Jeanluc può trovare anche il testo e tante altri video. L'indirizzo lo potete trovare nei miei Link a fine pagina. Grazie Jeanluc ci voleva!

Avremmo bisogno di più Serene!

Mi domando se è giusto far vedere tutto, ad esempio è buona comunicazione far girare senza contestualizzare il filmato dell’omicidio di camorra che in questi ultimi giorni è trasmesso ovunque?
Roberto Saviano, che personalmente ammiro, sostiene di sì e le sue motivazioni sono corrette, ma quanti sono in grado di comprendere il messaggio nel modo corretto? Sono dell’opinione che il video poteva essere oggetto di buona e corretta comunicazione se contestualizzato di più, ma così com’è stato utilizzato è comunicazione pericolosa.
Invece è pessima comunicazione quella di sbattere in prima pagina i trans per fare audience. Questo è successo in trasmissioni televisive di tutti i generi, brilla tra tutti il solito Bruno Vespa.
Brava, invece, Serena Dandini che ieri sera, nel corso della sua trasmissione, è riuscita a sdrammatizzare la situazione e ridicolizzare i suoi colleghi. Avremmo bisogno di più Serene!

giovedì 29 ottobre 2009

Aqiva e i valori etici

Il mio amico e collaboratore Aqiva ha fatto un bellissimo intervento nel sito Nicodemo.net. E' un intervento molto forte e per capirlo bisogna leggerlo con mente libera e aperta. E' difficile?

I valori etici sono il tema e così scrive Aqiva.


«I valori etici! E’ giusto, ma sarà molto difficile ritrovarli perché sono stati trasformati, mascherati, stravolti da una strategia di comunicazione complessa, la volontà del potere che si estende in tutti i campi dove ci muoviamo non vuole che la gente dialoghi con la propria coscienza. E’ un potere che non ama la cultura e la conoscenza. L’errore è non voler vedere questa realtà e noi siamo responsabile come l’ultimo dei nostri rappresentanti politici e non solo.  La comunicazione di cui i più responsabili sono i giornalisti che non indagano più, che si sono “venduti” non serve più a noi, ma solo al potere che distorce tutto soprattutto i valori etici. I nostri figli sono in pericolo ma noi possiamo fare poco perché non riusciamo più a percepire la realtà ed è proprio per questo che i valori sono calpestati e sconvolti.
Ognuno di noi ha le proprie debolezze, fragilità, immoralità, ma la cosa peggiore è che accettiamo ormai senza accorgerci, che la comunicazione premia la parte peggiore dell’uomo. Per paradosso i peggiori diventano esempi, così meretrici, poco di buono, delinquenti e maniaci sessuali riempiono i nostri mezzi di comunicazione, a volte diventando a turno eroi e perseguitati.
Gente senza moralità guida il nostro paese, ma noi li difendiamo o li attacchiamo per tutelare altri peggiori di quelli che attacchiamo.  Quale rispetto possono avere i nostri figli di noi, se noi non siamo capaci di capire o non vogliamo capire perché ci fa comodo? E come possiamo insegnare loro il senso dei valori etici se noi stessi li abbiamo ormai perduti?
Dobbiamo riflettere e cambiare ma molto velocemente prima che sia troppo tardi!»

martedì 27 ottobre 2009

Fiore avvizzito

Ricorda figlia mia, rammenta figlio mio! Quando tenderete la mano e aprirete la vostra tenda da tutti i quattro i lati, spesso la risposta che riceverete sarà come un fiore avvizzito in un vasetto senz’acqua. Continuate a farlo, quanto più vi sarà possibile, perché quel pensiero diventerà pura energia nell’Universo.


lunedì 26 ottobre 2009

Ai carabinieri che si sono sporcati la coscienza. Ovvero un tenente collonnello dell'Arma a fianco del Cavaliere della Slitta

«Il giorno che mi svegliai con la gamba completamente paralizzata, terrorizzato, guardandomi intorno nella stanza bianca dell’ospedale, vidi, sdraiato nel letto di fianco, un signore anziano che mi guardava con uno sguardo identico al mio»  il guerriero ricordava a voce alta, guardando il suo cane. Angelo lo ascoltava con le orecchie dritte. Anche gli altri cani si avvicinarono e si posero tutti intorno alla slitta dove il Cavaliere era seduto. Era buio e solo il fuoco accesso illuminava quella notte. L’uomo proseguì guardando i suoi amici «il volto di quel signore non lo dimenticherò mai, così come non scorderò più la sua voce e le sue storie. Era un tenente colonnello dei Carabinieri e da quell'incontro per me l’Arma è diventata sacra. Oggi quattro uomini l’hanno sporcata e questo mi addolora» Le lacrime riempirono gli occhi del guerriero e si fermarono formando delle lenti salate, e in quei cristalli luccicanti i cani videro le forme di molti carabinieri in sella ai loro cavalli con le lame sguainate e tutti avevano uno sguardo molto infelice. Il Cavaliere proseguì «Il mio Colonnello mi guardò e disse “Non ti spaventare guerriero, non è nulla, vedrai ci rimetteremo in piedi" In realtà era spaventato come me, aveva tutta la parte sinistra paralizzata. "nessuno m’impedirà di rimettermi in piedi. Voglio essere ritto quando la morte verrà a prendermi”, e mi tese la mano destra facendo forza con tutto il suo corpo per avvicinarsi al bordo del letto. Toccai appena i polpastrelli della sua grande mano e da quel giorno combattemmo insieme la nostra personale e solitaria battaglia per muoverci. Dopo un mese di fisioterapia riuscivamo a stare in qualche modo in piedi, ma le infermiere non volevano che lo facessimo da soli, ben inteso avevano ragione. Noi però volevamo proprio farlo da soli, così a turno uno di noi si alzava girava intorno al letto dell’altro, avvinghiato ad una stampella, per arrivare dal lato migliore, proprio dove l'altro poteva scendere con meno fatica. Così ci davamo una mano a vicenda, poi facevamo due passi e   subito restavamo ritti uno di fianco all'altro su un attenti un po' storto e guardavamo fuori dalla finestra. Facevamo questo per sentirci più forti, per metterci alla prova, per vincere le nostre paure, per tornare a vivere da persone normali. Di giorno quando non dormivamo, il Colonnello amava raccontarmi le sue avventure, le sue indagini su furfanti, malfattori, mafiosi e altre cose turpi. Mi parlava dei suoi ufficiali, dei suoi sottufficiali, dei suoi carabinieri. Mi descriveva la loro dedizione, abnegazione e sacrificio. Di quei giorni drammatici ho un bellissimo ricordo, quello di quell'ufficiale in pigiama che di nascosto a tutti, tranne che a me, alzava il suo dignitoso corpo, poggiava i piedi in terra, indossava le sue pantofole e con coraggio sovrumano riprendeva il controllo di se stesso e camminava, a dispetto della malattia, dei dottori e delle infermiere. Siamo usciti insieme da quell'ospedale, con le stampelle ma in piedi! Non ho più rivisto il mio colonnello, ma lui è dentro di me e ogni volta che devo combattere, lo sento vicino, sostiene la mia Spada della Vita e insieme a lui ci sono tutti i Carabinieri vissuti e che vivono per difendere i valori dell’onestà. Di questa ennesima brutta storia, che noi qui, in questo mondo gelido, possiamo vedere solo attraverso la lente di ghiaccio……..» A quel punto Angelo lanciò un ululato di dolore e gli altri undici cani da accucciati si alzarono e abbaiarono nella notte con rabbia e dolore «……la cosa più dolorosa è vedere quattro carabinieri, ed è meglio dimenticare che lo siano stati, insozzati dal fango più putrido» Il Cavaliere si alzò in piedi ed estrasse Excalibur dal fodero che brillò nell'aria gelida della taiga «l’onore è la cosa più preziosa che un uomo può avere e per un Cavaliere è inestimabile. Viva l’onore dei Carabinieri che sanno conservarlo, viva il mio Colonnello ovunque sia!» La spada brillò più forte, così forte che tutta l’aria intorno al Cavaliere e i dodici cani, diventò calda. Allora la Fata delle fate, Niniane, illuminò la notte con miriadi di gigli bianchi e per un attimo si vide una carica di carabinieri a cavallo solcare quel cielo distante, poi tornò tutto come prima. Il Cavaliere legò i suoi cani alla slitta, Angelo corse al suo posto, prese le redini in mano e in un lampo sparirono nel buio della notte. Niniane li guardò e sorrise.

sabato 24 ottobre 2009

C’è una trattoria in Via San Giovanni sul Muro .....

Invito chi apprezza le mie interviste, a leggere l’ultima che sono riuscito a carpire al Dottor Daniele Ravenna, personaggio importante della cultura e della musica milanese. L’intervista la potete trovare nel nuovo blog che curo e che nuovamente vi segnalo http://frediltis.blogspot.com/ .
Del Dottor Daniele Ravenna ho già avuto modo di parlare in alcuni articoli (post) che potete trovare sotto l’etichetta (rubrica) "musica" e ricordate: Milano c’è ma bisogna saperla cercare!



Questa è un'anticipazione! Per leggere meglio, cliccate sull'immagine.
Per capire di più, visitate il blog sopra riportato.

mercoledì 21 ottobre 2009

Shunga. Una mostra per spiriti "puri"



Ieri si è inaugurata al Palazzo Reale di Milano, la mostra “Shunga - Arte ed Eros nel Giappone del periodo Edo” e mentre attendevo in coda di poter entrare - l’affluenza è stata considerevole - ho scorto il Dottor Carlo Angelo Tosi (vedi intervista nell’etichetta “Arte”).
Ovviamente non ho potuto evitare di avvicinarmi. Il personaggio mi ha subito riconosciuto e mi ha invitato a visitare insieme a lui la mostra.
«Vede questa è una mostra per spiriti “puri”. Shunga significa letteralmente “immagini della primavera” e già questa frase accostata ad immagini erotiche apre delle prospettive di vita. L’erotismo non si ferma nell’atto, ma vola nel futuro, apre all'esistenza.
Quello che è impuro nell’atto sessuale l’abbiamo voluto noi e spesso l’abbiamo stravolto e sconvolto.
Gli Shunga sono opere d’arte erotiche, nettamente erotiche, che possono nella loro forza risvegliare anche istinti assopiti, ma vanno osservate dimenticandosi i lati oscuri dell’atto sessuale e guardate con spirito “puro” cioè libero. Mi capisce?» «Sinceramente non  molto» ho risposto«forse perché non ho mai visto questo genere di opere e non so nulla del periodo Edo» «Questo non è un problema. C’è sempre tempo per studiare e approfondire…..vede esistono diversi livelli di percezione delle immagini, uno di questi è guardarle senza sapere nulla, anzi meno si sa e meglio è! La cosa fondamentale, però,  è guardarle evitando di dare forza ai nostri preconcetti e fondamentale è liberarsi di tutto quello che ci è stato insegnato. Questo è quello che voglio fare oggi, cioè guardare queste immagini dimenticandomi quel poco che so e che sono. Facciamo insieme questo percorso. Vuole?» «Ne sono lusingato» ho risposto «Bene, allora le dico poche cose che possono esserle da timone e poi guarderemo gli Shunga senza leggere nulla. Va bene?» e senza aspettare il mio consenso lo storico ha proseguito «Gli Shunga, come ho già detto, sono opere erotiche, realizzate con la tecnica della stampa xilografica tra il 1603 e il 1870, dal 1791 anche con la stampa policroma. Questa forma artistica nacque a Edo, l’attuale Tokio, nel periodo dello shogunato dei Tokugawa. Sono espressione delle classi borghesi, che in quegli anni erano emergenti, soprattutto dello spirito edonista di queste che si contrapponeva alla rigida morale confuciana della classe dei Samurai».
Era venuto il nostro turno, mentre stavamo salendo i gradini della grande scalinata che portava alle sale espositive, il mio accompagnatore aggiunse e concluse «Ora possiamo entrare, da questo momento non le dirò più nulla e non leggerò nulla. Guarderemo insieme queste opere e i kimono esposti. Se riesce, non ascolti nemmeno i commenti delle persone, guardi e basta e liberi il suo spirito mi raccomando!».
Ho guardato le opere cercando di seguire il consiglio. Ho visto figure morbide intrecciate tra loro, vestite in parte dai loro morbidi kimono decorati. Uomini e donne, in coppia o in gruppo, a volta velati da leggeri tendaggi.  Vesti riccamente ricamate, piedi nudi, cosce avvinghiate, espressioni estasiate, labbra chiuse, occhi stretti, mani affusolate.  Nel silenzio voluto, ho colto un profondo distacco tra la morbidezza dei corpi e la “forza” dei genitali. Gli Shunga sono come spezzati in due, come ci fosse una contrapposizione, un dualismo tra l’atto erotico, che è in effetti primavera e estasi  e la prepotenza degli organi genitali.
Mi sono domandato se questo poteva essere il modo di esprimere la contrapposizione e l’evolversi di una cultura. Guardando in silenzio ho capito il senso delle parole che mi erano state dette e mi sono sentito libero di guardare le espressioni di una cultura lontana e diversa e mi sono perso tra quelle linee.
Nell’ultima sala si possono osservare alcune opere da cui traspare l’influenza occidentale, sono dei bellissimi disegni e lì due voci hanno rotto il mio, il nostro silenzio.
Prima voce «Queste sono quelle che preferisco», seconda voce «si indubbiamente! Sono quelle che sento più vicine».
A quel punto la voce di Carlo Angelo Tosi ha rotto definitivamente il silenzio «Troppo facile Signori. Troppo facile!» e si è allontanato nel buio della porta d’uscita. 

venerdì 16 ottobre 2009

Shunga. Mostra da non perdere!




Shunga. Arte ed Eros nel Giappone del periodo Edo, è una Mostra curata dalla Fondazione Antonio Mazzotta, sicuramente un evento da non perdere. 
Personalmente sarà per me un piacere scrivere qualche cosa di più la prossima settimana
Intanto prendete nota nelle vostre agende, che la Mostra inizierà  il 21 ottobre 2009 e terminerà il 31 gennaio 2010.








giovedì 15 ottobre 2009

Chi è questo “premier”?


Chi è questo “premier” di cui i nostri giornalisti e altri “comunicatori” parlano? Questo è un termine che non solo non appartiene alla lingua italiana, ma nemmeno alla Costituzione.  Infatti, nella nostra Costituzione si legge:


Titolo III. IL GOVERNO.
Sezione I.
IL CONSIGLIO DEI MINISTRI.
92. Il Governo della Repubblica è composto dal Presidente del Consiglio e dei ministri, che costituiscono insieme il Consiglio dei Ministri. Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri.


Sarebbe una bella cosa se tornassimo ad apprezzare la nostra lingua e a leggere almeno una volta la nostra Costituzione. Oh…..Se la Costituzione è cambiata, avvertitemi!

martedì 13 ottobre 2009

Valse Triste Op 44, Jean Sibelius

Oltre il canto del lupo

Il vento soffiava violento, i piccolissimi cristalli di ghiaccio, che ricoprivano la superficie della taiga, si sollevavano da terra e spinti dall'aria volavano a una velocità pericolosa per le creature viventi. Il Cavaliere procedeva a capo basso spingendo gli sci in avanti, aggrappato ai bastoncini inclinati. Non sentiva altro che il vento e il fastidio dei graffi che i cristalli gli facevano penetrando attraverso il mantello e la spessa sciarpa avvolta attorno al viso. Sentiva le lacrime uscire dai suoi occhi e subito ghiacciarsi sotto le spesse lenti degli occhiali che indossava.
 «A sud-ovest» mormorava «a sud-ovest a 1.02, 0.96, 293, 51, 131, 18, 25, 35, 7, 1.2,1.10, 0.3. Devo entrare nel Cono dei Rumori, superare i grandi suoni e arrivare al di là del canto del lupo, dove si trovano i miei amici».
Entrò in una vallata che procedendo diventava sempre più stretta. Alla fine le montagne ghiacciate si trasformavano in una sorta di cilindro che sembrava metallico. Giunto in quel luogo angusto, il guerriero sganciò gli sci e abbandonò a terra le bacchette. Si sentiva ancora il vento ma non il suo impeto che in quello spazio ristretto e chiuso non poteva arrivare. Il tormento dei cristalli di ghiaccio era finito, almeno quello! Il Cavaliere tolse sciarpa e occhiali, prese un fazzoletto dalla tasca interna della sua giubba e si asciugò i numerosi minuscoli graffi al viso. Poi guardò la piccola slitta che lo aspettava all’imboccatura del cilindro che ora appariva di color creme. Sfilò la spada dalla custodia appesa alla schiena, indossò l’elmo che era appoggiato sulla slitta e si sdraio nell'incavo della troica con la testa rivolta verso l’alto. Faceva freddo e si avvolse nel suo pesante mantello, la spada brillava a fianco vicino alla gamba destra. La battaglia del suono stava per iniziare e nulla avrebbe potuto impedirla. Era preoccupato perché quella volta non erano con lui la Fata delle fate e la Fata del Lago. Era un combattimento minore che doveva superare da solo, insieme alla sua angoscia ed Excalibur, la Spada della Vita. Niente fate, niente slitta, niente cani, solo e senza Angelo. La piccola slitta si mosse con un leggero sussulto e scivolò all’interno del cunicolo bianco come latte. Subito il silenzio fu rotto da un rumore, non intenso ma brusco, ruvido e freddo. Un rumore che aveva qualche cosa di umano, antipatico e scostante, come la cantilena della voce di un orco delle caverne, più largo che lungo, che aveva conosciuto un tempo ormai lontano.
A un tratto il rumore si fece più intenso, insopportabile, discontinuo, sorprendente, così avido di udito che la coscienza era trasportata via nell’angoscia.
Il Cavaliere sapeva che l’unico modo per battersi era ripensare alle cose più belle della sua vita, come le favole del nonno, o quelle che lui raccontava a sua figlia e proprio in quelle s’immerse, con delicatezza entrando nei suoi ricordi.
«Clungclungclungclugtumtumtumtumtumtacttacttactatacttactdongdongdongdongdonplagpplalplagplakticplaktivplakiticdungdungdungdungdungdungdundg tictittc tictittctictittc tacttacttacttacttacttacttacttact»…….poi....quasi silenzio se non fosse stato per un clungclungclungclug di sottofondo, lontano ma pronto ad aggredire…… «ora finirà» pensò il Cavaliere e invece di nuovo clungclungclungclug tumtumtumtumtum tacttacttactatacttact dongdongdongdongdonplagpplalplagplakticplaktivplakiticdungdungdungdungdungdungdundgtictittctictittctictittc tacttacttacttacttacttacttacttact e di nuovo più lontano clungclungclungclug.
Non poteva muoversi qualcosa lo teneva fermo, la spada lungo il suo fianco mandava bagliori sempre più forti e fremeva leggermente nella mano immobilizzata. Attraverso le linee rette dell’elmo vedeva solo una parete curva chiara a pochi centimetri dal suo naso. Provò un solletico improvviso sotto gli occhi e sulla guancia sinistra. Non poteva fare nulla e il solletico diventò insopportabile, penetrava sotto la pelle, gli occhi cominciarono a lacrimare e  il solletico aumentò.
S’immerse nuovamente nei suoi ricordi. Vide le case e le stanze dove aveva vissuto, vide il suo pianoforte a coda e il flauto appoggiato sullo sgabello e sentì il suono dello strumento, dolcissimo. La sua amica Soma, la fata dei Fiordi del Nord, suonava il flauto vicino alla finestra. I suoi capelli d'oro rilucevano alla luce del sole e l'esecuzione del brano di Sibelius muoveva le onde del lago che si poteva vedere oltre le ultime rose del giardino.
Si addormentò mentre di nuovo il rumore diventava sempre più insopportabile «clungclungclungclutumtumtumtumtumtacttacttactatacttactdongdongdongdongdonplagpplalplagplakticplaktivplakiticdungdungdungdungdungdungdundgtictittctictittctictittc tacttacttacttacttacttacttacttact»
Si svegliò di colpo, angosciato, spaventato, tremante e ghiacciato «perché proprio io dovevo diventare un guerriero? Che senso ha tutto questo?  E’ giusto così perché altrimenti sarebbe toccato a un altro!» Riprese il controllo di se stesso « Devo ritrovare i miei cani, devo uscire da questo involucro di ghiaccio».
Il rumore continuava con il suo ritmo assordante «lungclungclungclugtumtumtumtumtumtacttacttactatacttact dongdongdongdongdonplagpplalplagplakticplaktivplakiticdungdungdungdungdungdungdundgtictittctictittctictittc tacttacttacttacttacttacttacttact». A un tratto la slitta fu spinta via da una forza incredibile e fu silenzio e tra le linee rette dell’elmo finalmente il Cavaliere vide il cielo stellato. Guardò in alto e vide il volto luminoso di Niniane che gli sorrideva e dietro di lei vide sfrecciare la bianca slitta della Fata del Lago. Si alzò, ripose Excalibur nella custodia, si tolse l’elmo e subito delicatamente, dolcemente una candida mano gli asciugò le lacrime. Sentì il canto del lupo e subito dopo abbaiare. Guardò verso il cupo orizzonte e vide Angelo e gli altri cani corrergli incontro. La battaglia era finita. Un raggio celeste solcò il cielo, aveva la forma di un gatto, era Juppiter Jovis il principe dei guaritori che gioiva per lui.

sabato 10 ottobre 2009

"Il Corpo delle Donne"

Vi invito a visitare il blog “Il Corpo delle Donne” e guardare l’omonimo documentario. Non scrivo nessun commento perché il blog della Signora Lorella Zanardo parla da solo. Tra i miei link c'è la via per raggiungere il blog.

venerdì 9 ottobre 2009

Una marcia in più nella lirica. "Cecilia Bartoli : Sacrificium"

L'altra sera ho ascoltato la voce di Cecilia Bartoli e ne sono rimasto profondamente colpito. Il CD che Cecilia Bartoli presenta in questo video è da non perdere!

Warner Music Group ha bloccato il video dei "Muse a Quelli del Calcio" su Le idee di Lodovico Valentini Perugia!

Il video dei Muse a Quelli che il Calcio, pubblicato su questo blog, tramite You Tube è stato bloccato da Warner Music Group. Penso che nessuno e per nessun motivo legale abbia il diritto di impedire la possibilità di fare informazione su una disinformazione. Penso, anche, che la musica abbia bisogno di esprimersi anche in spazi liberi ed è proprio in questi spazi che la musica vive e diventa di tutti. Inoltre, l'ormai noto incidente di percorso della presentatrice, che senza dubbio non è stata la sola responsabile, ha tutto sommato giovato ai Muse (forse anche alla trasmissione) e quindi a maggior ragione mi è incomprensibile la decisione della loro casa di produzione. Con questo posso dire, facendo il verso ad una nota trasmissione televisiva: niente di personale!

mercoledì 7 ottobre 2009

Lodo è un diminutivo?

Che cosa vuol dire lodo? Chi lo sa? E’ il diminutivo di Lodovico? Alfano Lodovico? No, no, non può essere, avrebbe la maiuscola!  Forse è il maschile o il contrario di lode? Potrebbe essere un "complimento" per aver tenuto un comportamento scorretto. Come ad esempio ti do una lode se fai bene il compito d’inglese, ti do un lodo se lo fai sbagliato. Se se sei onesto, ti faccio una lode. Se sei disonesto, ti faccio un lodo. Ora ho capito!

La Signora dell'Acero Rosso

Cosa c’è in comune tra una signora e un acero rosso? Forse niente!
Eppure quel colore delle foglie rosso scuro, forti e stanche, ha qualche cosa da raccontare. L’Acero Rosso è una pianta diversa dalle altre, l’occhio ne è da un lato attratto ma anche disturbato. Forse quello strano colore è troppo intenso e allora si cerca il più  rassicurante verde. Una storia nuova, intensa e soprattutto dirompente. Una problema che tutti dimentichiamo, un dramma umano da affrontare e da capire, cercando di non fuggire.
Ecco allora venirci in aiuto il testo teatrale di Dario G. Martini, che rimasto sino ad ora immobile nelle pagine di un libro, prende vita e entra in scena grazie a Anita Romano. La mia amica Anita ha scoperto quest’opera e ne è rimasta profondamente colpita sino a pensare di adattarla e recitarla. Ora la Signora entra in scena  con tutta la sua forza e sensibilità. Non possiamo mancare!

La pièce teatrale è un monologo in cui la protagonista tocca il delicato e universalmente dimenticato tema della sessualità dei portatori di handicap.  Un tema difficile che l’autore prima e ora l’attrice affrontano con pudore e delicatezza. Anita Romano e Dario G. Martini hanno colto la realtà di un argomento convinti che non sia lo stesso a fare scandalo, ma il totale silenzio che lo relega nel limbo del dimenticato.






Il Monologo-processo presentato in marzo a Bogliasco, alla presenza dell'autore, sarà in scena: 

-  il 18 ottobre al Teatro Arsenale di Milano (ore 14) nell'ambito del FuoriFesta -posto unico 5 euro 

- il 3 (giornata della disabilità) e 4 dicembre a Roma presso Il Teatro LoSpazio (in via di definizione) 

- il 10 gennaio 2010 a Milano al Teatro della Cooperativa ospite del cartellone "Basaglia Off" 



Produzione Arbor Alma

lunedì 5 ottobre 2009

1.02, 0.96, 293, 51, 131, 18, 25, 35, 7, 1.2,1.10, 0


La slitta era immobile appoggiata sul ghiaccio come una barca abbandonata. Un altro pericolo era passato e il Cavaliere guardava il foglio rileggendo ad alta voce i dati «1.02, 0.96, 293, 51, 131, 18, 25, 35, 7, 1.2,1.10, 0,3» mentre leggeva pescò dalla tasca dello zaino, un pezzo di pane e lo portò alla bocca. Pane secco e freddo, ma buono, gli ricordava quello che aveva mangiato un tempo lontano in posti meno gelidi di quel mondo.
Pensò «questi numeri hanno un senso, ma non possono rivelare il male più profondo». Ripiegò il foglio e lo infilò nella tasca della giubba, poi si avvolse nel mantello. Era stanco, voleva tornare indietro, ma non era più possibile, ormai era un guerriero, non era stata una sua scelta, la vita prima o poi pone tutti di fronte a questa unica opzione.
I dodici cani non si vedevano, solo la slitta e l’uomo rompevano la monotonia del paesaggio ghiacciato. Oltre l’orizzonte era possibile scorgere la forma di qualche altura.  Il ghiaccio si stava inspessendo in modo impressionante. La Fata delle fate era volata via e si era rifugiata nel cespuglio tra le braccia di Merlino.
Si sentì un ululato di un lupo. Il Cavaliere si guardò intorno, il pericolo era passato, ma aveva perso i suoi cani.
I lupi lo avevano attaccato in quella notte senza luna, lui aveva sciolto i cani e li avevi lasciati liberi di difendersi. I cani avevano attaccato i lupi, che spaventati da quell’improvviso assalto si erano ritirati inseguiti dai suoi dodici amici. Ormai era passato molto tempo, si alzò prese la sua spada e la appese dietro la schiena, indossò gli sci, prese le bacchette, si coprì il volto con la spessa sciarpa e si diresse verso “1.02/0.96/293” a nord-ovest. Il vento iniziò a soffiare, la solitudine gli mordeva il cuore, apparentemente le fate l’avevano abbandonato. «A volte capita ma bisogna avere fiducia» pensò e ascoltò il rumore delle punte delle bacchette a contatto del ghiaccio. Il lupo ululò nuovamente.

giovedì 1 ottobre 2009

L'idea e Roberto





L’idea nasce osservando quello che è intorno. Per un certo periodo della mia vita ho fatto il copy writer. Allora il mio amico Roberto ed io avevamo una piccola struttura di comunicazione, insomma studiavamo delle campagne pubblicitarie e delle promozioni per alcuni clienti. Stavamo bene insieme, facevamo tutto noi con l’aiuto di un giovane apprendista art director che sapeva usare il computer. Roberto non ne voleva sapere di usare computer , faceva dei piccolissimi lay out (5cmX10 cm) e li passava ad Alessandro che li rendeva leggibili. Quando non avevamo nessuna idea uscivamo dal nostro piccolo studio e andavamo a spasso per la città, senza meta o a volte dirigendoci verso un negozio particolare  spesso d’abbigliamento, sovente andavamo a vedere le scarpe, le camicie e le cravatte , in alternativa verso un bar, dove si poteva bere un aperitivo come si deve.
Le strade erano il nostro vero ufficio. Le case, i manifesti, la gente, gli oggetti esposti nelle vetrine, le cose che sentivamo dire, le musiche, i rumori, gli odori, i libri, i giornali, ed anche le giovani donne che incrociavamo potevano suggerirci qualche cosa. Parlavamo, ci dicevamo tutto quello che ci passava per la testa, in quei momenti eravamo veramente liberi. Una parola, un’immagine e avevamo trovato il seme dell’idea. L’idea si ruba, non nasce dal nulla e certamente non nasce guardando le pareti. Quando si è più liberi è il momento in cui qualsiasi segno si trasforma in un altro segno, qualsiasi nota in un’altra nota, qualsiasi parola in un’altra parola.



Nota: il copy writer è un signore che scrive i testi per la campagna pubblicitaria. L'art director è un signore che studia l'immagine, i lay out sono - come posso dire per farmi capire. E' tutta la vita che cerco di spiegare quello che ho fatto per la maggior parte della mia vita e tutte le volte mi perdo, tanto che mi sembra di non aver fatto mai nulla! - dei disegni appena accennati con cui viene "suggerita" una determinata immagine accompagnata dai testi scritti dal copy writer

Gli occhi della bimba de La Avana



Aveva lasciato il suo paese molti anni prima. Se n’era andato perché non sopportava più che i più marci restassero sempre in piedi. Non sopportava più che ladroni e ricattatori fossero chiamati imprenditori, e che la gente li giudicasse pregevoli e le meretrici fossero chiamate..............
Non sopportava la meschinità e la politica in ogni cosa. Non sopportava più la mediocrità della comunicazione, le liti inutili e false. Non sopportava più gli “opinion leader”, gli “anchorman” e i politici. Ricordava quello che gli diceva sua zia “più la merda la munta in scan, più la spusa e la fa dan”, era così!

Adesso girava per le strade de La Avana in sella alla sua cavalla.
Si guardò intorno e sentì le voci che gli dicevano «….e sei andato a Cuba?   Proprio a Cuba, dove…..» Lentamente rimontò in sella. Il sole era alto. Il suo alito puzzava d’alcool, la cavalla girò il collo disgustata e lo guardò con disprezzo come quella volta che era caduto di sella perché aveva bevuto troppo.
Quando lo guardava in quel modo, non la sopportava quella cavalla francese dei suoi corbelli. Comunque si sistemò il cappello e infilò i guanti che puzzavano di quell’odore penetrante di fieno, sudore, erba e altro. Prese le redini nelle dita e fece una leggera pressione con il pollice, Viki si mosse, lentamente molto lentamente. Era per quell’andatura che lui la amava, forse era troppo tozza e bassa, non era un bel cavallo ma per lui significava libertà. Lei e lui, insieme, erano perfetti. Entrambi non sapevano assolutamente dove andare, ma erano liberi. Lei non era mai stata capace di saltare, le piaceva solo stuzzicare foglie qui e la. Lui non era mai riuscito a fare bene una cosa, tante idee ma pochi risultati. Quando ci pensava era colto dalla nausea, la sensazione arrivava dal profondo dello stomaco, ma solo la mente era responsabile. Lui e lei stavano bene insieme, ogni tanto le dava un pugno sulla testa perché si addormentava e non voleva più passare al trotto, allora lei si voltava a guardarlo con quell’espressione che voleva dire “ma sei proprio scemo, che cosa vuoi da me, se non sai nemmeno perché siamo qui! E’ meglio andare adagio, non pensi!”.
Lei quando andava al trotto sembrava una signora di mezza età con il sedere troppo grande per sculettare, ma lui non l’avrebbe mai abbandonata.
Girarono per la città tra le macchine sgangherate e rattoppate senza sapere che direzione prendere. Si addormentò e per poco non cadde di sella perché Viki aveva scartato di lato, si era spaventata per il rumore di un sidecar. Lui guardò il mezzo e vide i Cooder, Ry e Joachim sfrecciare via. Benedetti loro, chissà dove stavano correndo, forse a incidere un nuovo brano, chissà!
Smontò da cavallo. La bambina lo guardò stupita con i suoi enormi occhi neri. La bambina poteva vederli ma l’uomo e la sua cavalla sarebbero rimasti un fotogramma nella sua piccola mente, un nulla.

lunedì 28 settembre 2009

Cigarbeatman

Finalmente ieri, grazie all’amica Valentina Crepax, sono riuscito a entrare in contatto telefonico con il famoso batterista dell’indimenticabile, impareggiabile, band milanese dei “The Noi”. Subito Gigi Zazzeri, questo è il suo nome, mi ha redarguito dicendomi che il nome della band non prevede articolo, né in inglese né in italiano. E’ proprio così, ma sono molti quelli che la ricordano con l’articolo inglese, d’altra parte allora tutte le band erano “The”.  Comunque, quello che conta e che sono riuscito ad avere la promessa per una prossima futura intervista con lui. Sarà un avvenimento da non perdere, finalmente dopo anni di silenzio potremmo sapere dove si è nascosto sino a ora questo grande batterista, che il suo amico Ringo Starr chiamava “Cigarbeatman” perché solitamente suonava con un sigaro in bocca.

giovedì 24 settembre 2009

Intervista a Carlangelo Tosi Storico d'Iconogafia




Lunedì della scorsa settimana ho incontrato, al noto Bar Magenta di Milano, un famoso storico milanese. Ho subito colto l’occasione per chiedergli un’intervista, molto gentilmente si è reso disponibile. Così, non avendo il bar un posto dove potersi sedere, abbiamo deciso di fare due passi e ci siamo diretti verso il bar pasticceria San Carlo.

«Sono i miei bar preferiti, più propriamente luoghi, dove si possono bere ottimi caffè e, verso sera, degli eccellenti aperitivi ben presentati» così dicendo il mio intervistato è uscito dal locale ed io dietro di lui. Indossava un abito di lino bianco e ai piedi aveva un paio di scarpe da tennis, con i suoi capelli arruffati e i baffi bianchi, più che a un luminare assomigliava a un musicista perso in una città troppo grande per lui e questo, in un certo senso, non è molto lontano dal vero. Camminava con un passo leggermente claudicante, sapevo che la cosa che lo irritava di più era chiedergli il perché e il come mai. Si racconta nell’ambiente giornalistico che una volta aveva risposto in malo modo a un suo collega dicendogli che non doveva occuparsi di cose che non lo riguardavano e che tutto era dovuta a una ferita di guerra!

Carlangelo Tosi è un famoso esperto di storia dell’iconografia, «è così vero? Lei è un famoso storico dell’iconografia!» ho chiesto al personaggio «Oh, storico, parole grosse, ormai tutti sono storici, anche se hanno una semplice laurea in economia e commercio. Preferisco definirmi conoscitore in immagini iconografiche, trovo sia più corretto e meno presuntuoso. Lei cosa ne pensa?» «Come preferisce, comunque ho letto alcuni dei suoi lavori e li ho trovati veramente interessanti, in particolare il testo “Il Vicino Oriente nell’iconografia delle riviste periodiche illustrate italiane dal 1875 al 1914”. «Lei mi lusinga, è un lavoro così poco conosciuto!» mi ha risposto sorpreso.

Così chiacchierando piacevolmente ho avuto la possibilità di intervistare per la seconda volta questo personaggio eclettico. Infatti, probabilmente vi ricorderete dell’intervista che sono riuscito a carpire alcuni mesi fa a due dei mitici “The Noi”. Se non la ricordate o non l’avete letta potete trovarla sotto l’etichetta “musica” e scoprirete una delle molteplici facce di questo incredibile personaggio.

«Mi piacerebbe che lei mi parlasse delle immagini» ho chiesto «tema complesso» mi ha risposto «cercherò di essere il più possibile conciso e chiaro, certo l’argomento richiederebbe molto, molto più tempo. Comunque l’immagine è il frutto di un pensiero ed è il risultato di un soggetto che in un determinato momento intende “fissare” una determinata situazione e sensazione, utilizzando un determinato supporto». «Che cosa intende per supporto» «ottima domanda! I supporti possono essere i più vari. Si parte dai fogli da disegno, ma si può andare anche più indietro sino ad arrivare alle pareti di una grotta, per passare alla tela per la pittura a olio e così via. Si può parlare, poi, della pellicola fotografica e cinematografica o alle più attuali schede di memoria, per finire con il disco rigido o esterno del computer. Dimenticavo la potentissima telecamera. Insomma un’infinità di possibilità, in pratica stiamo parlando di tutto quello che può diventare immagine e guardato da tutti» «Ora mi è più chiaro, sono molto curioso e la prego di proseguire» «Le illustrazioni e le fotografie, i due ambiti in cui mi sento minimamente più ferrato...» «sempre modesto lei!» «Al contrario, sapere poche cose, diversamente da quanto si pensa, è secondo me indice di superba intelligenza». Dopo questa mia interruzione non ho osato più fermare il mio interlocutore.

«Stavo dicendo che le illustrazioni e le fotografie sono interpretazioni di un fatto, l’attimo è colto dall’autore in velocità e arricchito da impressioni, sensazioni, esperienze e conoscenze. Per questo motivo, cogliere tutti gli aspetti di un’immagine richiede molta attenzione, ad esempio i particolari possono essere più importanti della figura nel suo complesso. Non bisogna mai dimenticare che le immagini possono contenere messaggi molto articolati. Soprattutto le immagini sono analogie e, in quanto tali, sono strumenti malleabili». Qui, devo confessarvi, mi sono completamente perso e nel frattempo eravamo arrivati alla Pasticceria San Carlo e si era fatta l’ora giusta per l’aperitivo. Entrati nel locale, ci siamo accomodati a un tavolino nell’accogliente saletta, forse un po’ pretenziosa, ma indubbiamente insolita. A quel punto non ho potuto non chiedere al nostro importante esperto perché le immagini fossero analogie e perché malleabili. «Altra ottima domanda. Le confesso che spesso la gente mi chiede spiegazioni su questi argomenti che tendo a dare per assodati. Dove eravamo rimasti, a si! La complessa articolazione di un’immagine può contenere dei messaggi altri o nascosti, per questo è malleabile, perché è facile per chi è esperto utilizzarla. Il Cenacolo di Leonardo si può guardare senza porsi grandi domande e goderne semplicemente, ma se ci si pone la domanda cosa si voleva comunicare ai tempi e cosa aveva chiesto il committente a Leonardo e come Leonardo aveva interpretato quanto era stato a lui commissionato, ci si perde in un intreccio di significati e obiettivi infiniti. L’immagine somiglia a ciò che rappresenta, è un’analogia. Utilizzando abilmente questa somiglianza, è possibile influenzare l’immaginazione, la fantasia ed anche i pregiudizi di chi guarda. Inoltre non bisogna dimenticare la stretta relazione che esiste tra immagine e testo o descrizione parlata che può aumentare considerevolmente le potenzialità di entrambi e sconvolgere la realtà di quello che si guarda. Insomma l’analogia e la malleabilità possono fare in modo che le immagini contengano dei messaggi a volte percepibili e altre nascosti, all’estremo dei quali si possono trovare quelli che oggi chiamiamo messaggi subliminali, cioè informazioni che l’individuo potrebbe assimilare a livello inconscio.

Capisco che quest’argomento è complesso e che può far nascere ampie discussioni, ma proprio per questo è interessante. In ogni caso si può sostenere che qualsiasi immagine, dalla più semplice alla più complessa, contiene sempre qualche cosa che va oltre alla più immediata percezione. A volte è l’autore che l’ha cercato e voluto, può essere per esempio l’espressione più intima della sua arte. Altre volte, invece, i contenuti nascosti sono finalizzati a un determinato scopo. In questi casi la somiglianza con la realtà può essere alterata in eccesso o in difetto. Quando si guarda un’immagine, in un certo senso bisogna prendere le distanze e guardarla senza farsi coinvolgere, come leggere le note di una sinfonia prima di ascoltarla o eseguirla, proprio cercando di capire quello che un’immagine è, quello che racconta e soprattutto come lo racconta». A questo punto l’aperitivo era arrivato sul nostro tavolo insieme a degli ineguagliabili stuzzichini e ci dedicammo a loro. Ancora una volta questo personaggio mi aveva sorpreso perché, al di là dei suoi colti discorsi, mi aveva fatto scoprire i segreti di una città. Percorrendo a piedi le sue strade è possibile trovare luoghi dove gustare il piacere della compagnia, di un buon caffè e di un aperitivo indimenticabile. Milano c’è! A voi cercarla.

Qualche giorno dopo ricevetti un piccolo plico contenente un libro “Introduzione all’analisi dell’immagine” di Martine Joly, nel biglietto che lo accompagnava, era scritto “Caro Lodovico, ho saputo che Lei ha iniziato un nuovo lavoro dedicato al fotografo Fred Iltis, penso che quest’opera possa esserLe di grande aiuto. Cari saluti” firmato Carlangelo Tosi.

La foto è l'unica che sono riuscito a farmi mandare dall'interessato.