giovedì 18 dicembre 2008

Siamo forse tutti ammalati nell'anima

Siamo forse tutti ammalati nell’anima e pensiamo che le cose cattive siano buone e che le cose buone siano cattive. Maimonide dice che l’empio aspira sempre a raggiungere una meta fatta di cose cattive perché la sua anima è ammalata e non riconosce più le cose buone come buone, ma al contrario le cose cattive come buone.
I messaggi cui siamo sottoposti costantemente meriterebbero tutti una risposta. Quelli più oscuri e malevoli, una risposta più equilibrata, precisa e netta. Invece c’è molto silenzio ed è tutto lasciato alla negatività dei messaggi che veicolano i microbi della malattia dell’anima. Incapaci, limitati e spaventati siamo soli e non sappiamo parlare tra noi.
Come in una chiesa, o in una sinangoga, o in una moschea scoltiamo passivamente e subiamo riti che hanno perso il valore originario, nessuno parla. Così pieghiamo la testa e sprofondiamo nel sopore di fronte alla massa d'informazioni e senza accorgerci cadiamo nel gioco di chi vuole trasformarci. Soprattutto perdiamo la vera sostanza della vita, la libertà, che è il primo dono di Dio. Le nostre parole, le lettere dei nostri alfabeti sono suoni divini e meritano un profondo rispetto, ma devono essere utilizzate per creare l’armonia e non i presupposti per i conflitti. Tutti dovremmo essere impegnati in quest’orchestrazione. L’armonia si trova tra le lettere e nella capacità di parlare tra noi. Ascoltare, apprezzare, condividere, riflettere ed esporre. Internet è un buon mezzo per esercitarsi, ogni volta che uno si ferma per paura e timidezza è un’occasione persa da tutti e lasciata alle solite caste sacerdotali, che sanno molto bene cosa fare. Scrivere, rispondere senza cercare "l’attrito del non condiviso", è un buon allenamento per riscattarci. Non è necessario scrivere a lungo, bastano piccole frasi, anche una sola parola. Le buone parole curano l’anima e la proteggono.

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