giovedì 4 dicembre 2008

Highlander

L’umanità è formata da miriadi di tribù. Intendo delle tribù mentali o culturali. Non è necessario che gli individui che compongono queste tribù vivano insieme, anzi spesso molti di loro sono sparsi per il mondo e probabilmente non si incontreranno mai, ma il loro punto di vista e i loro pensieri si incrociano nell’etere. Spesso alcuni di loro si trovano e si riuniscono. Questo può essere positivo, ma anche tremendamente negativo e spesso pericoloso, in particolare quando si riconoscono in riti ripetitivi. A me capita talvolta di incontrare un individuo che non riesco, non solo a capire, ma dal quale mi sento respinto o che respingo. Solitamente mi impegno perché ciò non avvenga, ma non sempre è possibile. Molte persone che stimo per esempio non appartengono alla mia tribù, in tal caso quando le frequento devo fare molta attenzione a non toccare alcuni argomenti che sono tabù. Per superare questi limiti è necessario fare un salto laterale, uscire dagli schemi. Si può fare, si deve fare.
Tutto è più semplice, invece, quando incontro qualcuno che appartiene alla mia tribù, lo percepisco a volte semplicemente guardandolo negli occhi. A volte lo posso sentire da lontano, a volte intuisco la sua presenza tra la folla.
Non bisogna illudersi però, infatti, in questi casi si abbassa la guardia e possono arrivare improvvise le delusioni. Le amarezze più brucianti e inaspettate arrivano spesso proprio dai componenti della nostra tribù.

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