sabato 29 novembre 2008

Zia Tecla

Ogni giorno mi viene in mente qualche particolare della mia zia. La zia Tecla è unica, è la zia.
Il ricordo più bello della zia Tecla è così vivo che, tutte le volte che ci penso, mi sembra di vedere una scena di un film, della quale mi commuovo fino alle lacrime.
A quei tempi, non molto tempo fa, si faceva ancora il militare e io ero a Codroipo nel Friuli in una caserma ormai chiusa. Mi ricordo che faceva un freddo cane. Quando si faceva l’adunata, una lama di gelo attraversava il piazzale, anche il Tricolore si irrigidiva, il capitano urlava di tutto, ma noi non lo sentivamo perché il freddo ci aveva ormai congelato le orecchie. Quella domenica in libera uscita sarei dovuto andare da solo perché i miei amici o erano in permesso o di servizio. Uscire da solo era proprio deprimente, il paese era vuoto e inospitale. Sarei potuto andare a Udine, ma non ne avevo voglia. Comunque girai per il viale che portava alla stazione, era un viale larghissimo che si perdeva nel nulla. La stazione era lontana. Le case intorno erano poche. Tutto era deserto, silenzioso e immobile. Camminavo con le mani in tasca e la testa china. Quando alzai lo sguardo vidi laggiù, piccolissima, venirmi incontro una figura familiare, dinamica e sicura, con il suo cappellino e loden blu e il suo passo traballante inconfondibile. La zia Tecla!
“Ma non è possibile, sto sognando” esclamai tra me. Era tutto vero. Una magia, una probabilità tra migliaia, nel tempo e nello spazio. Infatti, la zia Tecla aveva preso il treno la mattina molto presto a Milano ed era arrivata molto tempo dopo a Codroipo. La mia scelta di girare per il viale della stazione era stata casuale, come la sua decisione di venirmi a trovare senza avvertirmi, ma la gioia di esserci incontrati rimarrà per sempre unica e indimenticabile. A long, long road, again.

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