mercoledì 22 ottobre 2008

Girolamo Benzoni. Un milanese nel nuovo mondo. Racconto a puntate di Lodovico Valentini Perugia.

Girolamo a Milano

Girolamo nacque a Milano nel 1519, proprio nel mezzo della contesa tra Asburgo e Valois per la supremazia sull’Italia. La città di Milano e il suo Ducato furono i luoghi dove si svolse questo lungo conflitto, che ebbe inizio con l’occupazione del Ducato da parte di Luigi XII re dei francesi, avvenuta nel 1499. I conflitti si succedettero, in sostanza ininterrottamente, sino alla pace di Cambrai nel 1529 e tolsero grandi energie alla Città. I cittadini e gli abitanti del contado videro passare e sostare sulle loro terre non solo l’esercito spagnolo e l’esercito francese ma anche quelli di Venezia, del Papa e della Svizzera. I genitori di Girolamo Benzoni subirono, molto probabilmente, i vari bombardamenti e la prepotenza dell’occupazione. La loro casa, come racconta l’autore, andò, infatti, più volte in rovina.
La famiglia di Girolamo apparteneva ai cives popolari e quindi con qualche possibilità economica, infatti possedeva una casa vicino alle mura. Questa posizione non era certo la migliore e la casa fu più volte colpita da sinistri a causa delle continue guerre e i Benzoni dovettero tutte le volte ricostruirla o restaurarla.
Quattro anni prima della nascita di Girolamo, i francesi, dopo fasi alterne, avevano ripreso possesso del Ducato di Milano, sconfiggendo, nell’agosto del 1515 le truppe svizzere a Marignano (Melegnano). I Benzoni come tutti i milanesi passarono quattro anni di relativa tranquillità, ma qualche cosa di nuovo stava per accadere nella storia europea, che avrebbe fortemente inciso sulla storia della Città e dei suoi abitanti.
Proprio lo stesso anno in cui nacque Girolamo Benzoni, Carlo d’Asburgo fu nominato re dei Romani, assicurandosi così il titolo d’imperatore per il futuro.
Con la nomina ad imperatore di Carlo V, il regno di Francia era praticamente accerchiato. Infatti, la Francia, che già “dopo il 1516 si trovava circondata sia a sud (Aragona) sia a est (Fiandre, Hainaut, Lussemburgo e Franca Contea) dai possedimenti di un unico sovrano”, era ora minacciata anche sul rimanente confine orientale. La guerra era inevitabile. Il Ducato di Milano ritornava così nel centro del ciclone. Il 28 maggio 1521 l’imperatore Carlo V e papa Leone X conclusero un trattato segreto che prevedeva la cacciata dei francesi da Milano e la lotta contro i movimenti eretici. Gli eserciti del papa e quelli asburgici entrarono così nei territori del ducato ed assediarono Milano. I francesi si ritirarono a Cremona. I papalini e gli Asburgo entrarono in Città e ne affidarono il governo a Francesco II Sforza, figlio secondogenito di Ludovico il Moro. La definitiva disfatta delle truppe francesi avvenne alla Bicocca, sotto le mura della città, il 27 aprile 1522.
Una palla di cannone roteò in aria, rimase sospesa senza sapere che direzione prendere, il padre di Girolamo uscì proprio in quel momento dalla sua bottega, che si trovava proprio di fronte alla sua abitazione e vide la palla precipitare dal cielo sopra la sua abitazione. Per fortuna Girolamo, sua sorella e la moglie si erano rifugiati nella chiesa. La palla crollo sulla parete frontale della casa e la distrusse.

Il pover’uomo pensò: «E tre! Lo sapevo, ogni volta se la prendono con me, con la mia casa. Pazienza. Meglio lei che noi!»
Girolamo Benzoni visse dunque i primi anni della sua infanzia in questo clima: aveva solo tre anni, quando gli spagnoli entrarono in casa sua, invasero le strade sequestrando i beni dei cittadini e non se ne andarono più. Oltre alla guerra, Girolamo con i suoi genitori dovette superare la terribile epidemia di peste nel 1524 e le carestie devastatrici del 1526, 1528 e 1529 che lasciarono lo stato di Milano spopolato e stremato.
Girolamo vide suo padre disperarsi per gli affari, per le imposte da pagare o per la casa di nuovo in rovina e la madre affaticarsi per rimettere in ordine quel poco che era rimasto, dopo le requisizioni dei soldati. Gli occhi di Girolamo non avrebbero più dimenticato la sua «mirabil» città maltrattata dagli spagnoli. Il giovane Girolamo crescerà quindi con l’imprinting dell’oppressione. I genitori gli raccontarono i soprusi dei francesi e degli svizzeri e di quella volta che un francese prese a picconate la casa perché voleva tramutarla in una stalla per i cavalli e dell’altra quando una marmaglia di svizzeri, ubriachi fradici, l’avevano presa a spingardate. Egli visse direttamente la mancanza della libertà e l’oppressione degli spagnoli e dovette superare anni molto difficili.
I danni delle guerre subite dal Ducato erano ben visibili, tra Vercelli e Pavia tutto era deserto, era difficile imbattersi in persone e nelle strade delle città s’incontravano bambini stremati, alcuni chiedevano da mangiare e altri morivano di fame. La desolazione di Milano era terribile, così raccontava il nunzio pontificio in Spagna. Un ambasciatore veneto scriveva che lo stato lombardo era in totale miseria, la situazione di rovina e la mancanza di uomini facevano presagire che i danni non sarebbero stati facilmente superati. La città avrebbe invece dimostrato il contrario: conclusasi di fatto nel 1544 le guerre d’Italia, con la definitiva affermazione del predominio asburgico sulla penisola, lo stato di Milano conobbe un lungo periodo di pace e di tranquillità che permise ai suoi abitanti e al loro dinamismo di superare con una certa velocità la drammatica situazione. Ma questo miglioramento Girolamo non lo avrebbe visto ne vissuto, perché sarebbe stato ormai molto lontano.

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