mercoledì 31 dicembre 2008

BUON 2009!

L’anno che verrà sarà un Buon Anno, siatene certi. Vi auguriamo un Felice Anno Nuovo.

Aqiva e Lodovico

lunedì 29 dicembre 2008

The SDBB "Hideaway"

The Swimming Dragon Blues Band in Concert 2

Che fate fratelli!

La vita che conosciamo è qui sulla terra, del dopo non sappiamo nulla. Chi racconta e descrive il dopo vi inganna. Bisogna lottare e vivere questa vita alla ricerca della giustizia e della libertà per tutti, da qui ha inizio la fede.
Dio ci ha creati e ci ha allontanati da Lui regalandoci la libertà ed è per questo che dobbiamo vivere rispettando la vita di tutti più della nostra stessa vita.
Mentre cadono missili e bombe e a uomini liberi di vivere viene tolta questa possibilità, il mio cuore urla di dolore e non è il solo. Che fate fratelli! State, forse, disprezzando il Regno di Dio.
Il Paradiso ha il suo inizio qui sulla terra e spetta a noi realizzarlo, amando il nostro prossimo. Non esiste nessuna ragione per togliere la vita ad un uomo fosse anche il mostro più terribile, amare significa rispettare la libertà del nostro fratello a rischio di perdere la nostra.

Il regalo dimenticato

Rilassatevi!

martedì 23 dicembre 2008

Gli occhiali storti

Ho chiesto al mio amico se potevo utilizzare un nome diverso rispetto allo pseudonimo “Il Chioccia” per firmare la foto qui a fianco. Lino58 Dal Monte mi piace di più.
Penso che in un prossimo futuro Lino58 aprirà un blog per poter pubblicare e commentare le sue foto. Vi assicuro che sarà un blog molto interessante. Lino58 è particolarmente abile a catturare le emozioni di un viaggio negli occhi e nei volti dei personaggi che incontra. Questa foto è un esempio.
Lino58 mi ha mandato anche dei commenti, ma la foto è tutto, ognuno può raccontarsi quello che prova.

lunedì 22 dicembre 2008

Il germano dormiente, il drago e un uomo di passaggio

- Cosa ne pensi? -
- Potrebbe essere qualche cosa ai margini -
- Del cervello vuoi dire?-
- Si -
- Ma si espande -
- Si come l’Universo -
- Ma l’Universo si espande verso l’esterno -
- Già, il pericolo è uguale, se il Paradiso è oltre i margini potrebbe essere schiacciato -
- Ma questo a noi interessa veramente? -
- Direi per niente perché non sappiamo se esiste e soprattutto se è lì -
- E del cervello sappiamo tutto? -
- Improvvisiamo -
- E allora che possiamo fare? -
- Aspettare. Cosa ti succede? -
- Ho male alla testa, qui in mezzo, sopra, a sinistra - L’uomo si allontana calcandosi il berretto sulla testa. Il germano continua, apparentemente, a dormire. Time, time, time, time is on my side, yes it is!

giovedì 18 dicembre 2008

Siamo forse tutti ammalati nell'anima

Siamo forse tutti ammalati nell’anima e pensiamo che le cose cattive siano buone e che le cose buone siano cattive. Maimonide dice che l’empio aspira sempre a raggiungere una meta fatta di cose cattive perché la sua anima è ammalata e non riconosce più le cose buone come buone, ma al contrario le cose cattive come buone.
I messaggi cui siamo sottoposti costantemente meriterebbero tutti una risposta. Quelli più oscuri e malevoli, una risposta più equilibrata, precisa e netta. Invece c’è molto silenzio ed è tutto lasciato alla negatività dei messaggi che veicolano i microbi della malattia dell’anima. Incapaci, limitati e spaventati siamo soli e non sappiamo parlare tra noi.
Come in una chiesa, o in una sinangoga, o in una moschea scoltiamo passivamente e subiamo riti che hanno perso il valore originario, nessuno parla. Così pieghiamo la testa e sprofondiamo nel sopore di fronte alla massa d'informazioni e senza accorgerci cadiamo nel gioco di chi vuole trasformarci. Soprattutto perdiamo la vera sostanza della vita, la libertà, che è il primo dono di Dio. Le nostre parole, le lettere dei nostri alfabeti sono suoni divini e meritano un profondo rispetto, ma devono essere utilizzate per creare l’armonia e non i presupposti per i conflitti. Tutti dovremmo essere impegnati in quest’orchestrazione. L’armonia si trova tra le lettere e nella capacità di parlare tra noi. Ascoltare, apprezzare, condividere, riflettere ed esporre. Internet è un buon mezzo per esercitarsi, ogni volta che uno si ferma per paura e timidezza è un’occasione persa da tutti e lasciata alle solite caste sacerdotali, che sanno molto bene cosa fare. Scrivere, rispondere senza cercare "l’attrito del non condiviso", è un buon allenamento per riscattarci. Non è necessario scrivere a lungo, bastano piccole frasi, anche una sola parola. Le buone parole curano l’anima e la proteggono.

The Hard Work Of The Man

Pubblico molto volentieri questa foto, che mi ha inviato il mio amico "Il Chioccia", il quale scrive:

CIAO LODOVICO,
TI INVIERO' , SE VUOI, DELLE FOTO CHE HO SCATTATO IN GIRO PER IL MONDO, SUL DURO LAVORO DELL'UOMO.
COMINCIO CON LA PRIMA, SE TI FA PIACERE RICEVERNE ALTRE FAMMI SAPERE.
IL CHIOCCIA

"LAVORATORI NELLE SALINE DEL TAMIL NADU, INDIA 2007"

Caro Amico mi farà piacere ricevere altre foto, il tema che proponi mi sembra molto interessante, in futuro mi permetterò di aggiungere qualche commento, le aspetto. A presto! Ciao.

martedì 16 dicembre 2008

Lambdadudada

Il mio amico non ha tempo, non vuole parlare e vedere nessuno, dopo una giornata di lavoro. Lo capisco, tutto il giorno con la gente! Parla e ascolta o almeno pare, passa da una riunione ad un’altra, da una telefonata ad una conversazione telefonica. Guarda un foglio bianco, lo deve riempire di parole, accende il computer, poi lo spegne, una valanga di mail. Trecento mail al giorno, troppe. Poi esce di corsa c’è una riunione. Entra, si siede, c’è tanta gente intorno al tavolo, uno parla. Guarda il bicchiere di plastica e la bottiglietta d’acqua. E’ tutto di plastica, anche le parole. Si perde nelle bollicine che frizzano, acqua finta, chiusa, triste. Poi deve dire qualche cosa e dice “Concordo”. Tutti si alzano ed escono. Fuori piove, fa freddo, pensa “tutto sommato dentro fa caldo”. Sale veloce le scale, entra in un’altra sala, tutti si voltano a guardarlo aspettano una proposta. “Lambdadudada, lambdadudada, alla mia proposta esigo una risposta, lambdadudada, lambdadudada”. Fuori piove, fa freddo, oh my baby, oh my baby, my heart is telling you how much I wanted you. Non c’è tempo. Time is on my side. Entra in auto, avvia il motore. A long, long road, again. Ogni giorno è così. Every day, again and again, and again. How long, so long, so long blues.

giovedì 11 dicembre 2008

Qualche cosa si arrotola su se stessa

Il filo continuo della storia mi perseguita, è una storia che cresce su se stessa. La forza della continuità rende il presente antico e il futuro già passato.
Oggi è di moda scrivere libri sull’uomo Gesù. Giornalisti-scrittori si tuffano in questo argomento, mi domando se cercano di comprendere quel poco di storia che c’è, per poterla rileggere nel presente, per il bene futuro, oppure più semplicemente cavalcano il presente per accumulare successo e denaro. Credo che la storia debba essere lasciata agli storici, ma anche questo fa parte della storia ed è già passato. Speriamo non resti nel futuro.

mercoledì 10 dicembre 2008

Ore 13.00 in un bistro


C’è un certo numero di persone, troppe, che godono di molta visibilità e che hanno il diritto di pensare in pubblico e di sostenere gli interessi più vari. C’è poi un’altra elevata percentuale di individui che aspira allo stesso onore. Tutti gli altri si sentono giudici di costoro e ciascuno può dire le cose più incredibili. Come Voltaire, mi domando se questa è la libertà.

Green sea horse

Rilassatevi!

venerdì 5 dicembre 2008

WHY IS A SHIP CALLED SHE?

A ship is called a “she” because there is always a great deal of bustle around her; there is usually a gang of men about, she has a waist and stays; it takes a lot of paint to keep her good looking; it is not the initial expense that breaks you, it is the upkeep; she can be all decked out; it takes on experienced man to handle her correctly; and without a man at helm, she is absolutely uncontrollable. She shows her topsides, hides her bottom and, when coming into port, always heads for the buoys.
(versi ballata tradizionale irlandese)

giovedì 4 dicembre 2008

Germana


C’era una volta una nobile anatra di nome Germana seduta ad un tavolo di un caffè, che stava bevendo e leggendo il giornale insieme al suo amico Rana de’Ranis. L’anatra disse al suo compagno «questo Natale mi piacerebbe andare a trovare il nostro amico il coniglietto Tortino di Carota, che ne dici?», «Bella idea» rispose de’Ranis piegando annoiato il giornale, appoggiandolo poi delicatamente sul tavolino. Quel giorno a Stoccolma, l’aria era piacevole e c’era anche un raro sole.
James il cane si affacciò alla porta del caffè e guardò negli occhi Lodovico, che restò leggermente imbarazzato e si allontanò. Rana de’Ranis e Germana si infilarono i loro caldi cappotti e uscirono. Camminarono silenziosamente per un po’ di tempo, ma ad un certo punto si sentirono osservati, si girarono e incontrarono gli sguardi dei due loro amici, le giraffe Luc e Matilde. «Olà, qual buon vento?» disse Germana, «appunto il vento» rispose Luc, «in che senso?» chiese Germana, «il vento del nord, non sentite soffia, è ora di partire», «Già» disse de’Ranis «andiamo» e si avviarono lasciando dietro di loro Natale con i suoi assistenti. Germana si voltò un’ultima volta a salutare Natale, voltò l’angolo della via e sparì insieme ai suoi amici nel vento.

Highlander

L’umanità è formata da miriadi di tribù. Intendo delle tribù mentali o culturali. Non è necessario che gli individui che compongono queste tribù vivano insieme, anzi spesso molti di loro sono sparsi per il mondo e probabilmente non si incontreranno mai, ma il loro punto di vista e i loro pensieri si incrociano nell’etere. Spesso alcuni di loro si trovano e si riuniscono. Questo può essere positivo, ma anche tremendamente negativo e spesso pericoloso, in particolare quando si riconoscono in riti ripetitivi. A me capita talvolta di incontrare un individuo che non riesco, non solo a capire, ma dal quale mi sento respinto o che respingo. Solitamente mi impegno perché ciò non avvenga, ma non sempre è possibile. Molte persone che stimo per esempio non appartengono alla mia tribù, in tal caso quando le frequento devo fare molta attenzione a non toccare alcuni argomenti che sono tabù. Per superare questi limiti è necessario fare un salto laterale, uscire dagli schemi. Si può fare, si deve fare.
Tutto è più semplice, invece, quando incontro qualcuno che appartiene alla mia tribù, lo percepisco a volte semplicemente guardandolo negli occhi. A volte lo posso sentire da lontano, a volte intuisco la sua presenza tra la folla.
Non bisogna illudersi però, infatti, in questi casi si abbassa la guardia e possono arrivare improvvise le delusioni. Le amarezze più brucianti e inaspettate arrivano spesso proprio dai componenti della nostra tribù.

lunedì 1 dicembre 2008

La Storia

Comprendere il passato è riflettere sul proprio avvenire, che è il presente proiettato in un successivo futuro. Qualcuno ha già scritto questo pensiero, ma non ricordo chi. L’importante è riproporre. In ogni caso il problema è un altro! Troppo spesso è tolto valore al presente aumentando il valore dei desideri, specie quelli più ottusi. Così il passato non ha più importanza e il futuro anche.

sabato 29 novembre 2008

Zia Tecla

Ogni giorno mi viene in mente qualche particolare della mia zia. La zia Tecla è unica, è la zia.
Il ricordo più bello della zia Tecla è così vivo che, tutte le volte che ci penso, mi sembra di vedere una scena di un film, della quale mi commuovo fino alle lacrime.
A quei tempi, non molto tempo fa, si faceva ancora il militare e io ero a Codroipo nel Friuli in una caserma ormai chiusa. Mi ricordo che faceva un freddo cane. Quando si faceva l’adunata, una lama di gelo attraversava il piazzale, anche il Tricolore si irrigidiva, il capitano urlava di tutto, ma noi non lo sentivamo perché il freddo ci aveva ormai congelato le orecchie. Quella domenica in libera uscita sarei dovuto andare da solo perché i miei amici o erano in permesso o di servizio. Uscire da solo era proprio deprimente, il paese era vuoto e inospitale. Sarei potuto andare a Udine, ma non ne avevo voglia. Comunque girai per il viale che portava alla stazione, era un viale larghissimo che si perdeva nel nulla. La stazione era lontana. Le case intorno erano poche. Tutto era deserto, silenzioso e immobile. Camminavo con le mani in tasca e la testa china. Quando alzai lo sguardo vidi laggiù, piccolissima, venirmi incontro una figura familiare, dinamica e sicura, con il suo cappellino e loden blu e il suo passo traballante inconfondibile. La zia Tecla!
“Ma non è possibile, sto sognando” esclamai tra me. Era tutto vero. Una magia, una probabilità tra migliaia, nel tempo e nello spazio. Infatti, la zia Tecla aveva preso il treno la mattina molto presto a Milano ed era arrivata molto tempo dopo a Codroipo. La mia scelta di girare per il viale della stazione era stata casuale, come la sua decisione di venirmi a trovare senza avvertirmi, ma la gioia di esserci incontrati rimarrà per sempre unica e indimenticabile. A long, long road, again.

venerdì 28 novembre 2008

I rituali

I rituali sono la nostra prigione, siamo circondati da ogni lato da rituali, religiosi e non. La difesa dei rituali è la nostra frontiera. Sono i rituali i responsabili delle incomprensioni, dell’odio e delle guerre. Le religioni sono responsabili di tutto questo, penso di si, ma non la fede, questo è quello che mi consola. Anche quando parliamo tra noi, i rituali limitano le nostre prospettive ed è proprio quando supero questo punto che inizio a desiderare immensamente il Silenzio. Sono sereno, quando percepisco il Silenzio, penso sia uno spazio infinito dove i rituali non sono più importanti e dove non è più necessario dare od avere risposte.

mercoledì 26 novembre 2008

Pumpkin, apple, tree.


Rilassatevi!

Terza puntata. L'oro del Nuovo Mondo.



Il giovane Girolamo.
L'avventuriero a 17 anni (autoritratto)


Così Girolamo iniziò a viaggiare, la prima volta in compagnia di Rodolfo Medici, commerciante di tessuti di seta e grande amico di famiglia. Con lui arrivò fino a Parigi. Rodolfo gli insegnò il mestiere e spesso Girolamo viaggiò insieme con lui, ma con il tempo il giovane mercante imparò a muoversi da solo. Girolamo era animato da uno spiccato individualismo e da una forte intraprendenza economica, era curioso ed attento a tutto quello che sentiva e succedeva intorno a lui. Spesso i mercanti viaggiavano insieme, questo era il modo migliore per difendersi dagli attacchi dei briganti, che era praticamente impossibile non incontrare più volte durante gli spostamenti. Anzi spesso era necessario difendersi con le armi per non essere derubati di tutto. Insieme ai mercanti viaggiavano anche diplomatici e studiosi, che facilmente si spostavano da città a città. Proprio durante uno dei suoi viaggi Girolamo apprese “de’ nuovi Regni trovati”. Chi meglio dei marcanti poteva essere a conoscenza di tutte le novità e curiosità del mondo. I mercanti si ritrovavano nelle piazze dei mercati di tutta Europa, scambiavano informazioni su quello che avevano visto e sentito direttamente o quello che avevano sentito raccontare da altri mercanti o da qualche diplomatico o studioso. Girolamo imparò a viaggiare e ad affrontare pericoli e fatiche, e a destreggiarsi nei paesi stranieri. Ogni giorno maturava in lui sempre più sicurezza e così incominciò a crescere in lui l’idea di partire per il Nuovo Mondo. Certo le giubbe di pelle di Mastro Benzoni si vendevano, ma la possibilità di arricchirsi era ben lontana e Girolamo incominciò a fantasticare sull’oro del Nuovo Mondo.

lunedì 24 novembre 2008

In Memoriam

Ho ricevuto questa strip da una mia cara amica e la pubblico immediatamente.
Per aumentare le dimensioni cliccare sull'immagine.

sabato 22 novembre 2008

Lodovico e Jim Douval

Grande successo per Lodovico ieri sera al Bluegrass di Kansas City. Jim Douval ha chiesto a Lodovico di entrare a far parte della sua band. Lodovico ci sta pensando, ma molte cose lo richiamano in Italia. La campanella tornerà a suonare nella sua testa.

venerdì 21 novembre 2008

Come Again

Anche se non sono un grande intenditore di musica questo brano di Sting mi ha molto colpito.

Bluegrass Club

Mi ha telefonato Lodovico, dice che a Kansas City si sta benissimo e che vorrebbe non tornare, lo dice sempre! Mi ha detto che è spiaciuto che nessuno invii dei commenti e che sta pensando di chiudere il blog, a me spiacerebbe perché non saprei più dove sfogarmi! Questa sera suona con la band di Jim Douval, al Bluegrass Club di Kansas City e poi torna in Italia.

mercoledì 19 novembre 2008

Ancora Democrazia


A proposito, questo è un buon libro sull'argomento.

Norberto Bobbio, Liberalismo e Democrazia, Simonelli Editore

Conversazione sulla Democrazia

Scrivo solo io perché Lodovico è andato a Kansas City, è voluto tornare lì, dopo alcuni anni, per confrontarsi nuovamente con Benjamin Franklin. Scherzo! E’ partito perché aveva una campanella in testa ed è andato a trovare alcuni suoi amici. La foto qui a fianco risale a tre anni fa, ma una cosa è certa c’è sempre bisogno di parlare di democrazia.

martedì 18 novembre 2008

Ho guardato

Ieri mi sono fermato a guardare scorrere l’acqua della Senna - era notte e in Italia sei milioni di spettatori guardavano l'isola dei famosi - e ho pensato a tutto il dolore che ognuno di noi sente, vive e vede. Per fuggire da questo speriamo in un futuro che non può essere futuro. Prendiamo i nostri libri sacri e cerchiamo di capire quello che non potremo mai comprendere.
Un baratro ci inghiotte e si cade verso il basso, non si sale, si scende invece, verso un vortice oscuro dove è più facile incontrare l’irrazionalità della morte.
E’ inutile cercare di comprendere cose che vanno oltre la nostra ragione. La nostra essenza è terrena ed è meglio pensare a come si può vivere bene qui sulla Terra. I nostri libri sacri ci indicano la via, ma bisogna aprirli dal lato giusto e alcuni uomini ci hanno indicato questo lato, ma noi perseveriamo in una direzione sterile e pericolosa. Così quello che ci rimane è tutto il male di fare il male e tutto il male dell’ultraterreno. Dio cammina con l’umanità, questo è il punto fondamentale per liberare la mente e poter fare il salto laterale. Il seme del Paradiso è sulla Terra, ma spetta a noi seminarlo. Questo potremmo comprenderlo e farlo, per il resto sarebbe stato meglio non essere mai nati.

lunedì 17 novembre 2008

Lo spazio infinito del Silenzio

Tra gli estremi si nasconde il non detto, tra una lettera e l’altra c’è un suono, il soffio della Verita.

Tra una storia e l’altra c’è lo spazio del non fatto, di quello che non è raccontato, ma che è già previsto e che è già fatto.

martedì 11 novembre 2008

Il Pensiero Laterale

C’è stato un tempo in cui i pubblicitari hanno tentato di appropriarsi del concetto e dei contenuti di pensiero laterale. Fortunatamente o sfortunatamente non ci sono riusciti e si vede dalla qualità dei messaggi pubblicitari cui siamo sottoposti!
Il Dottor Marco Venanzi, nel suo sito, dà una chiara definizione del concetto. Il Pensiero Laterale è un argomento sul quale la redazione vorrebbe ritornare. Intanto suggeriamo di visitare il sito del Dottor Marco Venanzi (vedi tra i Link a fondo pagina).

S

Esiste un punto tra le due frontiere. E’ il punto mediano. L’equilibrio dove bene e male si incontrano e si annullano ed è Silenzio. Questa parola che scivola in bocca con la S maiuscola acquista il valore dell’immensità.

Il giornale

Dall'antologia "Non ho peccato abbastanza" traggo la poesia Il giornale della poetessa Fawziyya Abu Khalid (Arabia Saudita).

Il giornale

Notizie di omicidi
notizie di sviluppi
notizie di offese
notizie di furti
notizie di ladri
notizie di uomini che soffrono
notizie di ritrovamenti
la fabbrica della salute
notizie di innondazioni
notizie di siccità
necrologi
pubblicità
allontano la dolcezza dei sogni
la rugiada del mattino
il velo del torpore
da visi
che oscillano tra le calamità
che non sanno quando
sarà il loro turno per questa gloria immeritata
e le mie costole si piegheranno prima della fine del giorno.

lunedì 10 novembre 2008

Follie paterne

Si racconta che i marinai spartani sulle triremi cantassero:

Oh! Oh! Oh! Lisandro
Oh! Capitano
A casa vogliamo tornare
Degli Ateniesi ce ne freghiamo.
Oh! Navarco
Nostro Navarco
Alziamo le vele e partiamo
I remi sono pronti a spingere il mare.
Oh! Navarco fai scivolare la tua trireme
A Sparta vogliamo tornare
Degli ateniesi ce ne freghiamo
Se il vento cala i nostri remi
ci spingeranno lontano
Oh! Navarco
Oh! Oh! Oh! Lisandro
A casa vogliamo tornare
Alle tende di Sparta vogliamo riposare.
Oh! Capitano
Nostro Capitano a casa vogliamo tornare
Degli ateniesi ce ne freghiamo.

Ma Lisandro non li ascoltò e fece dell’Egeo un mare sotto l’egemonia di Sparta. Lisandro (dal 408 al 404 a.C.) fu il più importante navarco (ammiraglio) della flotta spartana. Di più, fu lui che creò la potenza navale spartana prima inesistente.

Le parole del canto dei marinai spartani è ovviamente un falso, è una canzone che cantavo alla mia bimba per farla addormentare e funzionava! Un altro successo del navarco.

giovedì 6 novembre 2008

Disagio

Oggi voglio raccontarvi di un mio disagio. Ho dato la mano ad un mendicante, gli ho parlato, mi sono fatto raccontare la sua storia e un giorno gli ho donato dieci euro. Da quel giorno mi rincorre e questo mi crea disagio. Ho commesso un errore, volevo che le mie parole, la stretta di mano fossero il valore, il sostegno, un messaggio di fraternità. Troppo poco, il denaro è più forte! Avrei dovuto elargirgli la solita monetina e tutto sarebbe stato più equilibrato. Ora cerco di non passare più vicino alla Gare du Nord, ma non sempre mi è possibile e se l’incontro gli regalo una monetina, ma la stretta di mano ha perso qualsiasi contenuto.

martedì 4 novembre 2008

Seconda puntata. Girolamo pronto a partire.

La famiglia Benzoni, come molte famiglie milanesi, dopo questi fatti drammatici, dovette affrontare seri problemi economici. La bottega del padre di Girolamo vide calare rapidamente gli ordini di giacche di pelle e l’uomo dovette licenziare i suoi apprendisti. Era evidente che per molto tempo le famose giacche di mastro Benzoni non si sarebbero più potute vendere nella città e nel contado. Una sera, mentre la famiglia era intorno al camino a scaldarsi con la poca legna rimasta, mastro Benzoni informò il figlio che non poteva più permettersi di mantenerlo negli studi. Il giovane non se ne dispiacque, studiare non era certo la sua missione.
Il padre aveva un piano per superare l’emergenza e aveva già pensato al futuro di Girolamo e disse: «Caro figliolo per vivere bisogna inventarsi sempre qualche cosa di nuovo. Se la casa crolla bisogna ricostruirla e se le giacche non si vendono qui, bisogna andare a venderle da qualche altra parte. Che ne pensi? Allora faremo così, io confezionerò un buon numero di giacche in diverse taglie e tu andrai a venderle nelle altre città d’Italia, in Francia, in Spagna e in Germania». Al momento il giovane si spaventò e non riuscì a proferire parola. Andò a letto pensando ai pericoli che si correvano fuori le mura, ma il suo spirito avventuroso gli diceva pure, che questa poteva essere un’occasione per fuggire dalla città decadente e scoprire cose nuove. Si addormentò sognando paesi e città fantastiche, incontri con uomini famosi e donne bellissime. Quando si svegliò era pronto a partire.

domenica 2 novembre 2008

The Professor Play The Guitar

Ho trovato un video con Mark LeVine che suona.

Il professore è quello coi capelli lunghi, a destra del video.

venerdì 31 ottobre 2008

Mark LeVine

Mark LeVine insegna Storia moderna del Medio Oriente all'University of California, Irvine.
Non nascondo che il libro, Perché non ci odiano. La vera storia dello scontro di civiltà, mi ha incuriosita proprio perché questo giovane professore - giovane per i nostri canoni - è stato chitarrista professionista e ha suonato con artisti famosi come: Mick Jagger, Chuck D, Michael Franti, Dr. John, Ozomatli, Hassan Hakmoun, Arab/Muslim heavy metal and hiphop artists The Kordz (Lebanon), MC Rai (Tunisia), Salman Ahmed (Junoon--Pakistan), Cafe Mira (Morocco, Algeria, France), Ghidian Qaymari (Palestine), Johnny Copeland e Albert Collins, Sara Alexander, e numerosi artisti del R&B e hiphop. Recentemente, LeVine ha suonato con i Tangier-Reading metal group Lazywall, il 21 giugno 2008.
Tornando al libro si può sostenere che, se esiste un altro lato, un'altra prospettiva per riflettere sulle problematiche Mediorientali, ebbene questa potrebbe essere quella suggerita da LeVine nella sua opera.

Mike Patton Yeeeeh!

Una versione recente del brano di Mal e i Primitives.

martedì 28 ottobre 2008

Imbarazzismo

Ho sentito utilizzare un termine nuovo da un giovane milanese nero Matteo Fraschini Koffi: “imbarazzismo”, per definire un comportamento che dovremmo aver ormai superato da tempo, ma che purtroppo persiste o forse rischia di peggiorare. L’imbarazzismo è quel comportamento che si assume quando si incontra una persona apparentemente diversa da noi. Un disagio mal celato, che aumenta quando la persona ha un colore diverso e parla un italiano perfetto, per giunta con l’accento milanese, allora l’imbarazzismo raggiunge il culmine.
Che dire, dovrebbe essere una gioia vedere il mondo aprirsi in tutti i suoi colori e invece……!
Vi invito a visitare il sito di Matteo di cui potete trovare il link qui a fianco.

lunedì 27 ottobre 2008

La fluidità del pensiero

E’ piacevole camminare lungo la Senna senza sapere esattamente dove andare. Oggi è molto nuvoloso, piove e così sono tornato in studio presto. E mi sono concentrato sulla lezione che devo preparare per domani. I miei studenti sono pochi ma molto attenti e presenti e questa è una gioia per un professore. Domani parlerò di un argomento che piace molto a Lodovico. Parlerò della fluidità del pensiero. Il pensiero diviene fluido, quando si aprono le barriere dell’esperienza e lo si lascia scivolare libero eliminando anche la coscienza del tempo e dello spazio. Allora è possibile percepire il fluire. Si vedrà il mondo materiale fondersi, trasformarsi in un unico flusso, una continuità di fluire, un divenire.

venerdì 24 ottobre 2008

La “campanella” di Lodovico

Ringrazio a nome di Lodovico, che è assente, Pipistro e Pantagru. Sono i primi che ci hanno inviato dei commenti e ci ha fatto molto piacere riceverli. Lodovico è partito alla ricerca di una “campanella”, è da quando lo conosco che ogni tanto parte con questa idea in testa. Adesso penso sia in Umbria, tornerà domani. Grazie amici di aver rotto il silenzio.

mercoledì 22 ottobre 2008

Girolamo Benzoni. Un milanese nel nuovo mondo. Racconto a puntate di Lodovico Valentini Perugia.

Girolamo a Milano

Girolamo nacque a Milano nel 1519, proprio nel mezzo della contesa tra Asburgo e Valois per la supremazia sull’Italia. La città di Milano e il suo Ducato furono i luoghi dove si svolse questo lungo conflitto, che ebbe inizio con l’occupazione del Ducato da parte di Luigi XII re dei francesi, avvenuta nel 1499. I conflitti si succedettero, in sostanza ininterrottamente, sino alla pace di Cambrai nel 1529 e tolsero grandi energie alla Città. I cittadini e gli abitanti del contado videro passare e sostare sulle loro terre non solo l’esercito spagnolo e l’esercito francese ma anche quelli di Venezia, del Papa e della Svizzera. I genitori di Girolamo Benzoni subirono, molto probabilmente, i vari bombardamenti e la prepotenza dell’occupazione. La loro casa, come racconta l’autore, andò, infatti, più volte in rovina.
La famiglia di Girolamo apparteneva ai cives popolari e quindi con qualche possibilità economica, infatti possedeva una casa vicino alle mura. Questa posizione non era certo la migliore e la casa fu più volte colpita da sinistri a causa delle continue guerre e i Benzoni dovettero tutte le volte ricostruirla o restaurarla.
Quattro anni prima della nascita di Girolamo, i francesi, dopo fasi alterne, avevano ripreso possesso del Ducato di Milano, sconfiggendo, nell’agosto del 1515 le truppe svizzere a Marignano (Melegnano). I Benzoni come tutti i milanesi passarono quattro anni di relativa tranquillità, ma qualche cosa di nuovo stava per accadere nella storia europea, che avrebbe fortemente inciso sulla storia della Città e dei suoi abitanti.
Proprio lo stesso anno in cui nacque Girolamo Benzoni, Carlo d’Asburgo fu nominato re dei Romani, assicurandosi così il titolo d’imperatore per il futuro.
Con la nomina ad imperatore di Carlo V, il regno di Francia era praticamente accerchiato. Infatti, la Francia, che già “dopo il 1516 si trovava circondata sia a sud (Aragona) sia a est (Fiandre, Hainaut, Lussemburgo e Franca Contea) dai possedimenti di un unico sovrano”, era ora minacciata anche sul rimanente confine orientale. La guerra era inevitabile. Il Ducato di Milano ritornava così nel centro del ciclone. Il 28 maggio 1521 l’imperatore Carlo V e papa Leone X conclusero un trattato segreto che prevedeva la cacciata dei francesi da Milano e la lotta contro i movimenti eretici. Gli eserciti del papa e quelli asburgici entrarono così nei territori del ducato ed assediarono Milano. I francesi si ritirarono a Cremona. I papalini e gli Asburgo entrarono in Città e ne affidarono il governo a Francesco II Sforza, figlio secondogenito di Ludovico il Moro. La definitiva disfatta delle truppe francesi avvenne alla Bicocca, sotto le mura della città, il 27 aprile 1522.
Una palla di cannone roteò in aria, rimase sospesa senza sapere che direzione prendere, il padre di Girolamo uscì proprio in quel momento dalla sua bottega, che si trovava proprio di fronte alla sua abitazione e vide la palla precipitare dal cielo sopra la sua abitazione. Per fortuna Girolamo, sua sorella e la moglie si erano rifugiati nella chiesa. La palla crollo sulla parete frontale della casa e la distrusse.

Il pover’uomo pensò: «E tre! Lo sapevo, ogni volta se la prendono con me, con la mia casa. Pazienza. Meglio lei che noi!»
Girolamo Benzoni visse dunque i primi anni della sua infanzia in questo clima: aveva solo tre anni, quando gli spagnoli entrarono in casa sua, invasero le strade sequestrando i beni dei cittadini e non se ne andarono più. Oltre alla guerra, Girolamo con i suoi genitori dovette superare la terribile epidemia di peste nel 1524 e le carestie devastatrici del 1526, 1528 e 1529 che lasciarono lo stato di Milano spopolato e stremato.
Girolamo vide suo padre disperarsi per gli affari, per le imposte da pagare o per la casa di nuovo in rovina e la madre affaticarsi per rimettere in ordine quel poco che era rimasto, dopo le requisizioni dei soldati. Gli occhi di Girolamo non avrebbero più dimenticato la sua «mirabil» città maltrattata dagli spagnoli. Il giovane Girolamo crescerà quindi con l’imprinting dell’oppressione. I genitori gli raccontarono i soprusi dei francesi e degli svizzeri e di quella volta che un francese prese a picconate la casa perché voleva tramutarla in una stalla per i cavalli e dell’altra quando una marmaglia di svizzeri, ubriachi fradici, l’avevano presa a spingardate. Egli visse direttamente la mancanza della libertà e l’oppressione degli spagnoli e dovette superare anni molto difficili.
I danni delle guerre subite dal Ducato erano ben visibili, tra Vercelli e Pavia tutto era deserto, era difficile imbattersi in persone e nelle strade delle città s’incontravano bambini stremati, alcuni chiedevano da mangiare e altri morivano di fame. La desolazione di Milano era terribile, così raccontava il nunzio pontificio in Spagna. Un ambasciatore veneto scriveva che lo stato lombardo era in totale miseria, la situazione di rovina e la mancanza di uomini facevano presagire che i danni non sarebbero stati facilmente superati. La città avrebbe invece dimostrato il contrario: conclusasi di fatto nel 1544 le guerre d’Italia, con la definitiva affermazione del predominio asburgico sulla penisola, lo stato di Milano conobbe un lungo periodo di pace e di tranquillità che permise ai suoi abitanti e al loro dinamismo di superare con una certa velocità la drammatica situazione. Ma questo miglioramento Girolamo non lo avrebbe visto ne vissuto, perché sarebbe stato ormai molto lontano.

domenica 19 ottobre 2008

Inchiesta sul cristianesimo

Remo Cacitti è uno di quei professori che danno qualche cosa in più agli studenti ed io ho avuto l’opportunità di essere stato suo allievo. Leggendo questo libro l’ho ritrovato. Questo è un libro che introduce e racconta una storia poco raccontata, anzi per nulla raccontata. Un libro non difficile, scritto a due mani e condotto da Corrado Augias. Il mio consiglio è di soffermarsi soprattutto sulle “risposte” di Remo Cacitti, che sono pillole di storia del cristianesimo antico raccontate da uno storico.

venerdì 17 ottobre 2008

Il nonno di Tara Gandhi.

«Mi insegnava cose piccole: non buttare oggetti sul pavimento, rispetta la natura, impara una parola in una lingua, che non conosci, ogni giorno. E non avere paura, perché è la paura che porta alla violenza».

lunedì 13 ottobre 2008

J.Bruce G.Baker G.Moore

Avventurosi incontri

Ci sono delle persone che non vedi spesso, ma che incontri spesso. Lele è una di queste. E’ una vita che ci conosciamo, ma non ci siamo mai veramente frequentati. Come altre volte questa mattina l’ho incontrato e come sempre è stato un piacevole incontro. Lele, dopo 40 anni alla scrivania, ha deciso di attraversare L’Oceano. Da solo con la sua barca. Ma che barca!
Vi suggerisco di guardare il suo blog, cliccate il link più sotto: "Impossible in nothing".

sabato 11 ottobre 2008

Hendrix

Magico Hendrix, come nelle magie è sparito nel nulla lasciandoci in regalo i suoi suoni. La sua voce inconfondibile, stanca e leggera. Il suono della sua chitarra che spezza il silenzio e frantuma le note gridando verso il cielo.

Maimonide

«Colui che aspira e anela alle trasgressioni è di gran lunga più eccellente e completo di colui che non aspira ad esse, né soffre per dovervisi astenere, al punto che tanto più grande e perfetto sarà l’uomo quanto più violenti saranno il suo desiderio verso le trasgressioni e la sua pena per dovervisi astenere». (M. Maimonide in G. Laras, Mosè Maimonide, il pensiero filosofico, Morcelliana, Brescia, 1998, p. 101).

venerdì 10 ottobre 2008

Particolari

A volte non ci accorgiamo di quello che ci circonda, poi ad un tratto girando la testa un paesaggio colpisce la nostra attenzione e in un angolo scorgiamo un piccolo albero. Oppure in alto vediamo una nuvola con una forma singolare. E’ facile in questi momenti sentirsi completamente liberi e entrare in quel particolare lasciandoci trasportare.
Un giorno seduto su una sedia di ferro di un ospedale, mentre aspettavo di essere operato, mi sono completamente rilassato disegnando un paese che avevo visitato pochi mesi prima. Non avevo mai disegnato in vita mia, ma in quella strana tranquillità, che solo l’inevitabile può dare, ho tracciato delle linee. La memoria scopriva cose che gli occhi avevano solo percepito.
La vita è fatta di particolari, ognuno di noi è un particolare. Ogni uomo è il centro dell’universo ed è irripetibile. Dovremmo pensarlo ogni mattina appena svegli, prima di affrontare la giornata.